Viterbo – (sil.co.) – Nessun ricatto, assolta ditta fornitrice accusata di estorsione da un imprenditore edile. Al centro della vicenda una cambiale da 60mila euro e la casa della moglie finita pignorata.
Sul banco degli imputati il titolare di una grossa azienda del Viterbese fornitrice di materiali per l’edilizia, finita a processo per estorsione in seguito alla denuncia di un imprenditore locale, già vittima di usura, che si è detto ricattato per continuare a lavorare durante il periodo della crisi.
A detta della parte offesa, dalla ditta fornitrice gli avrebbero imposto una cambiale da 60mila euro in un momento in cui era sovraindebitato a causa della crisi, perdendo la casa della moglie.
Diversa la versione della ditta, il cui titolare è stato prosciolto martedì “perché il fatto non sussiste”, difeso dall’avvocato Giovanni Labate, che ha citato come testimone il legale che a suo tempo, tra il 2006 e il 2008, ha seguito l’intera vicenda in sede civile per l’imputato.
“L’azienda gli è andata incontro in tutti i modi”, ha detto all’udienza dello scorso 11 giugno.
Il difensore Giovanni Labate
“La parte offesa era un cliente che a un certo punto ha smesso di pagare, accumulando un debito di 48mila euro, salito a 60mila euro quando ha negoziato con l’ufficio clienti una ulteriore fornitura di materiale, a suo dire per portare a termine un appalto con diversi condomini grazie al quale avrebbe potuto saldare tutto”, ha spiegato il testimone in aula.
La presunta vittima, un sessantenne parte civile al processo con l’avvocato Antonio Rizzello, più o meno negli stessi anni, ha denunciato una trentina di “canepinesi” e anche due marmisti di Soriano per usura nonché annunciato l’intenzione di togliersi la vita con una lettera alla finanza.
A fianco dell’imprenditore sessantenne si è costituita parte civile l’associazione Sos Impresa Lazio, assistita dall’avvocato Guido Conticelli.
“Solo la moglie aveva una casa, per cui fu chiesta a garanzia una cambiale da 60mila euro con l’avallo della moglie, che fu data all’ufficio clienti e si è poi rivelata insoluta. Il passo successivo è stato un ricorso al tribunale di Viterbo per un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, cui non si sono opposti, sulla casa della moglie, che era però pignorata da più creditori”.
“Ci fu un acquirente che pagò tutti i debiti davanti a un notaio – ha proseguito il consulente civilista dell’imputato – l’imprenditore era sempre presente, con il figlio e una volta anche con la moglie. Non si è mai lamentato che la cambiale fosse stata estorta: 48mila euro erano i debiti pregressi, 12mila euro le ulteriori forniture richieste per fare fronte ai lavori che diceva di avere in essere e quindi pagare. La data di scadenza della cambiale l’ha scelta lui, in base ai tempi dei pagamenti che doveva avere dai condomini”, ha concluso il testimone della difesa.
– Imprenditore edile denuncia ditta fornitrice: “Estorta cambiale da 60mila euro”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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