Viterbo – Accoltellamento alla Pila, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione il 36enne B.G. arrestato la sera di domenica 10 aprile per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e rapina. Vittima un 54enne, raggiunto da otto coltellate, sei delle quali alla schiena. Era la domenica delle Palme. La condanna è giunta alla vigilia di Natale.
Sul posto 118 e polizia – foto di repertorio
Vittima P.C., raggiunto da otto fendenti, sei alla schiena e gli altri due a un braccio e a una mano all’interno del suo appartamento di via Ippolito Nievo, inferti con un coltello a serramanico lungo 17 centimetri sequestrato dalla polizia, intervenuta sul posto col 118 dopo l’allarme lanciato da un vicino di casa.
Il 36enne, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, in carcere da nove mesi, è stato giudicato dal gip Giacomo Autizi che lo ha condannato a 4 anni e 8 mesi con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, assolvendo l’imputato, che ha rilasciato spontanee dichiarazioni, dall’accusa di rapina.
Parte civile la vittima, che finì in ospedale, a Belcolle, in prognosi riservata, assistito dall’avvocato Vittoria Mezzetti. Titolare del fascicolo la pm Eliana Dolce, mentre l’arresto fu convalidato dalla gip Savina Poli, che ha disposto la misura di custodia cautelare presso la casa circondariale di Mammagialla.
Il difensore Remigio Sicilia
Nell’appartamento di via Fratelli Bandiera dell’aggressore, distante soltanto 600 metri da quello della vittima, furono ritrovati abiti sporchi di sangue e il cellulare del 54enne, raccolto a terra dal 36enne che lo avrebbe scambiato per il suo nella concitazione, avendo perso gli occhiali, effettivamente rinvenuti dalla polizia sulla scena del delitto.
Nell’appartamento del 54enne la polizia ha ritrovato anche l’arma, un coltello a serramanico con una lama di circa 17 centimetri di lunghezza.
L’aggressore non avrebbe tentato alcuna fuga dopo la lite, ma si sarebbe semplicemente diretto verso casa.
Dietro alla lite e alla successiva aggressione, secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe stato un movente economico. Un debito di circa 200 euro non saldato, che avrebbe fatto sfociare nel sangue la discussione tra i due.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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