Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
Viterbo – (sil.co.) – Collaboratore di giustizia ai domiciliari in un albergo nell’immediata periferia del capoluogo, secondo l’accusa sarebbe evaso per recarsi a Terni in taxi ad acquistare droga da uno spacciatore.
Ieri il processo in collegamento video dal carcere dove è attualmente detenuto per altra causa, in una località segreta, celebrato nell’aula attrezzata di corte d’assise del tribunale di Viterbo, davanti al giudice Alessandra Aiello.
Il pentito, un trentenne legato a una cosca della ‘ndrangheta cosentina, si sarebbe allontanato dalla struttura, dove era ristretto agli arresti domiciliari sotto copertura, la sera del 19 luglio 2018. Per recarsi a Terni e tornare avrebbe preso un taxi, come rivelato dallo spacciatore indicato ai carabinieri dallo stesso imputato.
“Il 20 luglio 2018 siamo andati a cercarlo per notificargli un ordine di esecuzione a suo carico in un carcere di Roma. Era in camera e in camera c’era anche una piccola quantità di droga, di cui gli abbiamo chiesto spiegazioni. Allora ci ha indicato lo spacciatore di Terni, il quale a sua volta ci ha riferito che era stato lo stesso pentito, la sera prima, a raggiungerlo nella città umbra, facendosi accompagnare per l’andata e il ritorno a Viterbo da un tassista, che lo ha riconosciuto da una foto che gli abbiamo mostrato”, ha spiegato uno dei militari del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo che hanno condotto l’operazione.
Troppo poco, secondo la stessa accusa, per condannare l’imputato per evasione, anche alla luce del fatto che, comunque sia andata, i carabinieri il giorno dopo, quando sono andati a cercarlo, lo hanno trovato regolarmente in camera.
Il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha concordato, assolvendo il collaboratore di giustizia con la formula “perché il fatto non sussiste”.
L’imputato, prima della sentenza, ha rilasciato spontanee dichiarazioni, lamentando che per colpa dell’accusa di evasione gli erano stati negati i domiciliari e si trovava in carcere.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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