Viterbo – (sil.co.) – Troppi brindisi al Gay pride, è slittato a ottobre il processo per direttissima alla trans 43enne d’origine brasiliana venuta apposta dal Veneto a Viterbo, la scorsa estate, per partecipare al corteo di sabato 9 luglio.
Il rinvio risale allo scorso 14 dicembre, a causa di un legittimo impedimento del giudice.
Un weekend, quello del 9 e 10 luglio 2022, che per la 43enne si è concluso, verso le 22,30 di domenica, con l’arresto da parte della polizia per avere dato in escandescenze davanti agli avventori in un locale fuori porta Fiorentina, sotto l’effetto di un mix di farmaci e alcol.
E’ stata arrestata per resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Nel parapiglia, infatti, sono rimasti feriti due poliziotti.
Sul posto sono intervenuti gli uomini della squadra volante della questura, cui la trans ha mostrato il seno, tirandosi su la maglietta, per chiedere la presenza di una agente donna.
E’ stato necessario l’intervento del 118, che ha trasferito la trans in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stata affidata alle cure dei sanitari, costretti a sedare la 43enne, comparsa la mattina successiva in tribunale per la convalida del fermo.
Durante l’udienza, difesa d’ufficio dall’avvocato Marina Bernini, ha ammesso le sue responsabilità e chiesto scusa per la condotta della sera prima.
Un episodio isolato, secondo il giudice che pur convalidando l’arresto non ha disposto alcuna misura. Un episodio legato alla trasferta per partecipare al gay pride, considerando anche che la 43enne era in città solo di passaggio e si sarebbe comunque allontanata spontaneamente dal capoluogo per tornare a Padova nel giro di poche ore.
Per sapere come andrà a finire bisogna però aspettare ottobre.
– Troppi brindisi dopo il gay pride, arrestata
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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