Viterbo – (sil.co.) – Non gli piace l’albero di Natale, minaccia di morte il vicino e semina il panico nel condominio: “Scendi che ti sfilo”.
Su richiesta di una attenuazione della misura da parte del difensore Luigi Mancini, per la difficoltà oggettiva a rispettare la prescrizione, il divieto di dimora a Viterbo imposto a inizio gennaio a un pregiudicato 49enne del capoluogo denunciato per stalking è stato modificato sabato scorso dal gip Rita Cialoni nel divieto di avvicinamento alle parti offese sollecitato dal pm, rafforzato dal braccialetto elettronico, onde evitare tentazioni.
Il 49enne, in pratica, potrà stare nel capoluogo, ma non potrà avvicinarsi a meno di 300 metri dalle vittime degli atti persecutori. Misura cautelare che scaturisce da una serie di condotte minacciose perpetrate dall’indagato in danno di alcuni vicini di casa che, ripetute nel tempo, hanno provocato un vero e proprio clima di terrore nel condominio in cui risiedeva.
La vicenda ha avuto inizio a dicembre del 2021, quando il vicino ha posizionato l’albero di Natale all’ingresso di un’abitazione del centro storico del capoluogo, mandando su tutte le furie il 49enne, che invece di gradire l’installazione per le feste, si sarebbe risentito per il surplus di consumo di corrente condominiale destinata alle luminarie.
Dagli insulti alle minacce. Avrebbe cominciato col dare del “cornuto” al vicino e della “mignotta” alla moglie. Fino ad arrivare alle minacce di morte: “Scendi che ti sfilo la colonna vertebrale, esci che ti spezzo, te chiappo e te sfascio, mò so’ cazzi vostri”.
Un’escalation di insulti e minacce, anche tramite messaggi e vocali Whatsapp, che avrebbero reso impossibile la convivenza nello stesso stabile alle vittime e ad altri inquilini, finiti anche loro nel mirino.
“Chiama pure l’avvocato, tanto mi fa una sega”, la replica. E ancora: “vamme a denuncia’, poi dopo c’è pericolo che se casca dalle scale”, “non è una minaccia, è una promessa: vieni che ti aspetto a mani aperte”, “ferma er traffico che te conviene, altrimenti lo fermo io”, “te stacco la testa dal collo, ricordatelo”.
Visto l’ulteriore esacerbarsi della situazione, lo scorso mese di dicembre, alla coppia non sarebbe rimasto che sporgere denuncia.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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