Valentano – Diecimila partecipanti al maxi rave party sul lago di Mezzano di ferragosto 2021, uno solo a processo. Accusato di invasione di terreni in concorso. Peccato che nel frattempo le posizioni degli altri identificati siano state archiviate. Non la sua, a cui carico c’è anche l’accusa di avere violato il divieto di dimora a Viterbo per prendere parte al grande evento.
Valentano – Rave party sul lago di Mezzano
A distanza di oltre un anno e mezzo, il processo ad Adurel Karafili, 35enne d’origine albanese, ma da anni residente nel centro storico del capoluogo, sarebbe dovuto iniziare ieri mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo. Ma l’udienza è stata rinviata a gennaio del prossimo anno. Tempi ancora lunghi, dunque, per sapere come andrà a finire.
Era la settimana di Ferragosto di due anni fa quando migliaia di giovani provenienti da tutta Europa, tra cui un 24enne che ha perso la vita annegando nelle acque del microscopico bacino, occuparono 30 ettari di terreno agricolo tra un mare di musica e polemiche.
Adurel Karafili, che di chilometri non ne ha fatti centinaia ma solo una trentina, ci sarebbe capitato per caso. Sottoposto all’obbligo di dimora a Viterbo, la sera della vigilia di Ferragosto avrebbe violato la misura cautelare per andare a recuperare un amico che gli aveva chiesto se poteva dargli un passaggio per tornare a casa.
Sarebbe andato con una macchina che non era la sua e anche senza patente. Quando è giunto sul posto, l’area era già “cinturata” da un cordone invalicabile di forze dell’ordine. Il 35enne avrebbe allora aggirato l’ostacolo, all’andata, imbucandosi al rave party passando per le stradine sterrate delle campagne circostanti. Salvo uscire dal “cancello principale” il giorno dopo, al ritorno.
Era il 15 agosto e lo hanno bloccato in località Marabò. Una ingenuità che gli è costata cara, in quanto è stato immediatamente fermato, identificato e denunciato, sia per l’invasione dei terreni che per essersi allontanato da Viterbo.
Adurel Karafili, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è il solo su un totale stimato di diecimila partecipanti ad essere finito a giudizio. Con citazione diretta, per invasione di terreni.
Per l’appunto in concorso, come si legge sul capo d’imputazione.
Parti offese, per chi non lo ricordasse, Piero e Vincenzo Camilli, locatari dei terreni, i quali sostengono di avere subito 300mila euro di danni.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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