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Tribunale - Imputato di spaccio dopo il ritrovamento di una modica quantità di droga nello zaino di un quindicenne

Fumo “social” ai tempi del lockdown, presunto pusher nei guai per una sola cessione

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Viterbo – (sil.co.) – Spaccio di droga durante il lockdown, nei guai un maggiorenne che secondo l’accusa avrebbe spacciato, una sola volta, anche a un minorenne in uno dei borghi della Tuscia affacciati sulle rive del lago di Bolsena. 

Il maggiorenne, anche lui giovanissimo, è finito a processo con la pesante accusa di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio in seguito proprio alle accuse del minore, un adolescente che all’epoca, a fine giugno 2020, aveva appena quindici anni. Fin da subito, però, per via della modica quantità, gli è stato riconosciuto il “quinto comma”, anche se per lui il processo è tuttora in corso.

Era il 25 giugno di tre anni fa quando il minore fu fermato dai carabinieri che all’interno dello zaino gli trovarono 10-20 euro di hashish. La droga l’avrebbe ordinata su Instagram o fermando i pusher direttamente per strada. 

Lo ha spiegato lui stesso in tribunale dove, a distanza di tre anni, è stato chiamato a testimoniare. 


Lago di Bolsena - I carabinieri

Lago di Bolsena – I carabinieri (foto d’archivio)


Il quindicenne, beccato dai carabinieri che lo hanno trovato in possesso di stupefacenti, è stato prima sentito a sommarie informazioni, alla presenza della madre, dai carabinieri della locale stazione e poi nuovamente dai militari del Norm della compagnia di Montefiascone. I militari hanno sentito anche un altro minorenne, da lui indicato come “pusher”, con il nulla osta del tribunale per i minori.

Per il quindicenne, trovato con la droga nello zaino, si è poi aperto un procedimento amministrativo, in prefettura, che si è chiuso con l’archiviazione, dopo una ramanzina nel corso della quale gli è stato spiegato come, data la sua giovanissima età e l’unicità dell’accadimento, essendo la prima volta, se la sarebbe cavata grazie alla tenuità del fatto.

Poca sostanza addosso al quindicenne, poca droga a casa dell’imputato, dal quale peraltro l’allora il minore, sentito in aula la scorsa settimana davanti al giudice Alessandra Aiello, ha detto di avere acquistato una sola volta. Era giugno e ha detto di avere acquistato raramente “fumo”, in pratica soltanto nei mesi del lockdown. Una sola volta dall’imputato, nell’abitazione del quale i carabinieri, nel corso di una perquisizione, hanno rinvenuto per l’appunto solo hashish e marijuana in modica quantità.

Piuttosto, dalla perquisizione effettuata a casa del minorenne, indicato anche lui come “cedente” e del quale è stato anche esaminato lo smartphone, sarebbe emerso che le prenotazioni sarebbero state effettivamente effettuate pure tramite chat su Instagram, nelle quali palese sarebbe risultata essere l’attività di spaccio, successivamente confermato dai partecipanti alle conversazioni, individuati e sentiti nel corso delle successive indagini. 

Ma lo “spaccio social”, secondo quanto emerso, farebbe parte di un altro procedimento, scaturito da un secondo filone dell’inchiesta.

Qui all’imputato, difeso dall’avvocato Franco Taurchini, viene contestato, in sostanza, un solo episodio di spaccio, a un minorenne che ha detto di conoscerlo dal sempre.

“Il paese è piccolo”, ha sottolineato l’allora quindicenne, spiegando che in via sua avrebbe fumato solo qualche spinello e solo durante la primavera del lockdown.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 marzo, 2023

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