Viterbo – Già condannato a 7 anni per violenza sessuale stalking, la ricatta e si becca una ulteriore condanna per estorsione: “Se non fai sesso con me, dico a tuo marito che siamo amanti”. Imputato un imprenditore agricolo, vittima una bracciante. Avrebbe minacciato la donna di divulgare dei video scottanti. In passato l’avrebbe costretta a pratiche umilianti.
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Era il 2014 quando, oltre a subissarla con 600 telefonate nel giro di pochi mesi, l’avrebbe minacciata di distruggerle il matrimonio e strapparle i figli.
Per tentata estorsione ai danni della donna con cui aveva avuto una relazione clandestina è stato condannato a un anno e 8 mesi un imprenditore agricolo.
Avrebbe chiesto alla donna la somma di 600 euro per non divulgare video dei loro rapporti, minacciandola di distruggerle il matrimonio e farle togliere i figli dai servizi sociali.
Secondo la difesa, l’imputato sarebbe stato un benefattore che aveva aiutato economicamente la coppia a superare momenti difficili e il marito sarebbe stato consapevole della relazione extraconiugale. “Gli ha messo a disposizione anche una casa e i figli lo chiamavano zio”, ha detto la legale dell’uomo durante la discussione.
Imputato un uomo residente in un centro della provincia che era stato già condannato, nel luglio 2016, a sette anni di reclusione in primo grado e al pagamento di 10mila euro per i danni materiali e ben 25mila euro per i danni morali per i reati di violenza sessuale e stalking ai danni della stessa vittima.
Ha ricordato la sentenza, non ancora in giudicato, l’avvocato di parte civile Stefani Sensini. Ha ricordato inoltre il particolare raccapricciante dei falli di legno che avrebbe usato per stuprarla.
In attesa di sapere come finiranno i successivi gradi di giudizio per la condanna a sette anni, ieri il giudice Alessandra Aiello gli ha inflitto un anno e 8 mesi per estorsione, 400 euro di multa, il risarcimento della vittima da liquidare in separata sede con duemila euro di provvisionale e il pagamento delle spese di costituzione di parte civile.
L’avvocato Stefania Sensini
Costretta a subire falli di legno
Ai tempi della loro relazione clandestina, avrebbe costretto a subire pratiche in cui usava falli di legno. Quando la donna si è decisa a lasciarlo, avrebbe cominciato a ricattarla. Se non voleva che dicesse al marito della loro storia avrebbe dovuto continuare a fare sesso con lui. E se non si preoccupava per il coniuge, allora avrebbe divulgato sue immagini alle assistenti sociali così avrebbero visto che non era una buona madre e le avrebbero tolto i figli.
“O fai sesso con me oppure mi dai 600 euro”
La coppia si era conosciuta nel 2012. “Ci aveva presentato un’amica, le famiglie hanno cominciato a frequentarsi e tra noi è nata una relazione extraconiugale, che a un certo punto ho deciso di chiudere, ma lui non voleva. Mi aspettava sotto casa, mi seguiva in auto. L’ho denunciato per stalking e violenza sessuale, dopo di che ha cominciato a ricattarmi, dicendo che aveva prestato 600 euro a mio marito per una cucina e che se non li avevo, glieli dovevo ridare in natura, facendo sesso con lui, sennò gli avrebbe detto che eravamo amanti, avrebbe divulgato certi ‘documenti’ e chiamato i servizi sociali per farmi portare via i figli”, ha raccontato la vittima al giudice all0udienza del 2 luglio 2018.
Colpito da divieto di avvicinamento
Lei faceva la bracciante agricola per l’imputato, che nel tempo è stato anche arrestato dai carabinieri in quanto scoperto a coltivare sul suo terreno una vasta piantagione di marijuana. Nella sua abitazione sono stati sequestrati anche diversi giocattoli sessuali. “C’era anche il fallo di legno descritto dalla vittima, che sarebbe stata costretta a subire delle pratiche sgradite”, ha detto al giudice l’allora comandante della locale stazione dei carabinieri.
La vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Stefania Sensini, nel frattempo aveva detto tutto al marito e il presunto aguzzino era stato colpito da divieto di avvicinamento. Così non ha pagato, né in natura, né in denaro, e sono scattate ulteriori denunce.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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