Viterbo – (sil.co.) – Le spezza le dita, la butta sul letto, le tappa la bocca con una mano e la minaccia di morte. Il tutto davanti al figlioletto di poco più di un anno.
È l’ennesimo caso di maltrattamenti aggravati in famiglia finito, col giudizio immediato, davanti ai giudici del collegio del tribunale di Viterbo. Stavolta, oltre alla compagna, stavolta è parte offesa anche il figlioletto di sedici mesi della coppia.
La situazione sarebbe precipitata, la scorsa estate, dopo l’arrivo in Italia della figlia diciannovenne nata da una precedente relazione della donna.
Risale invece allo scorso 6 ottobre l’episodio che ha fatto traboccare il vaso, col giudice che ha disposto per l’uomo la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.
Imputato un viterbese di 55 anni che lo scorso 6 ottobre avrebbe picchiato la compagna con talmente tanta violenza da procurarle lesioni personali giudicate dai sanitari dell’ospedale di Belcolle guaribili in 3o giorni, per la precisione la frattura del secondo e terzo dito della mano destra. Con l’aggravante di essersi scagliato contro la vittima davanti al figlioletto di poco più di un anno, anche lui condotto al pronto soccorso per accertamenti, il quale sarebbe apparso ai medici in stato di grande agitazione per avere assistito ai maltrattamenti, moitvo per cui gli sono state refertate lesioni personali giudicate guaribili in due giorni.
Come detto, le condotte vessatorie avrebbero subito una accelerazione la scorsa estate, in seguito all’arrivo a Viterbo, dal suo paese d’origine, della figlia diciannovenne della compagna.
Il 55enne si sarebbe convinto che la convivente volesse appropriare dei suoi beni, passando nell’arco di poche settimane dalle parole ai fatti, sottoponendola prima a costanti vessazioni psicologiche e da ultimo esercitando nei suoi confronti violenza fisica,
L’ultimo episodio, per l’appunto, quello del 6 ottobre 2022, quando le ha spezzato le dita della mano. L’imputato avrebbe afferrato energicamente la parte offesa alla mano destra e, una volta che questa si era liberata dalla presa, l’avrebbe scaraventata sul letto, immobilizzandola ed impedendole di parlare facendole pressione con una mano sulla bocca, mentre la minacciava di morte.
Nel giro di poco più di un mese, lo scorso 15 novembre, il pubblico ministero Paola Conti ha chiesto il giudizio immediato. La richiesta è stata accolta dal gip Savina Poli e l’uomo, accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia e lesioni aggravate, è comparso martedì davanti al collegio, che ha fissato a ottobre l’interrogatorio in aula della parte offesa. L’imputato è difeso dall’avvocato Alberto Parroccini. La compagna si è invece costituita parte civile con l’avvocato Dominga Martines.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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