Il carcere di Mammagialla
Viterbo – (sil.co.) – E’ stato condannato a 10 mesi e 20 giorni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato ma da scontare in carcere, un detenuto italiano, d’origine meridionale, ristretto presso la casa circondariale di Mammagialla, che lo scorso mese di settembre ha aggredito un agente della polizia penitenziaria, finito al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a causa delle lesioni riportate.
Il detenuto è comparso ieri mattina davanti al giudice Ilaria Inghilleri che, rigettando la richiesta di abbreviato condizionato all’ascolto di due testimoni avanzata dalla difesa, ha accolto la richiesta alternativa di rito abbreviato secco, invitando le parti a discutere subito il processo.
L’accusa aveva chiesto una condanna a 9 mesi per lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice, pur assolvendolo da resistenza, ha condannato l’imputato a 10 mesi e 20 giorni per le lesioni al penitenziario. Da scontare in carcere, per via dei precedenti.
Si sarebbe trattato di un alterco degenerato in una violenta aggressione a calci e pugni al poliziotto, contro cui il detenuto si sarebbe scagliato anche con la cartellina delle “domandine”, mansione che gli era stata affidata all’interno del carcere.
Ad ammetterlo è stato lo stesso imputato, accettando di sottoporsi a esame prima della sentenza. “Facevo ‘scrivania’ da 4-5 mesi. Come sempre, alla chiusura delle celle, pensando che le sezioni fossero chiuse, sono uscito in corridoio per dare le ‘domandine’ ai detenuti, quando c’è stato un diverbio tra altri detenuti. L’assistente allora si è rivolto a me e mi ha detto che mi stavo cercando i guai con la pala. E’ finita che ce le siamo date”, ha detto.
La difesa ha provato a ridimensionare la gravità dell’episodio, puntando all’affidabilità del suo assistito, che altrimenti, se non lo fosse stato, non sarebbe stato adibito alle “domandine”. Ma la condanna a poco meno di un anni di reclusione è arrivata lo stesso.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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