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Tribunale - Avrebbe usato per altri scopi gli oltre 230mila euro anticipati da un esportatore piemontese - Dovevano servire per l'invio di dieci container di bottiglie di birra in Cina dal porto della Spezia

Birra olandese mai arrivata in Cina, imprenditore condannato a un anno e mezzo

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Guardia di finanza

Ha indagato la guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Birra olandese mai arrivata in Cina, condannato a un anno e mezzo di reclusione un imprenditore viterbese. 

Alla sbarra con l’accusa di autoriciclaggio è finito il titolare di una società di mediazioni di Viterbo operante su tutto il territorio nazionale, accusato di avere usato per altri scopi gli oltre 230mila euro anticipati su un conto ad hoc da un esportatore di vini piemontese che si era affidato a lui per l’invio di dieci container di bottiglie di birra in Cina dal porto della Spezia.

Il processo, che si era aperto il 5 luglio 2019 davanti al giudice Gaetano Mautone, si è chiuso nei giorni scorsi davanti al giudice Roberto Migno. Parte civile un imprenditore piemontese, titolare all’epoca dei fatti di una ditta con sede in provincia di Cuneo, specializzata nell’import-export di vini italiani in Cina. Era il 2015.


Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale


“Clienti cinesi cui vendevo vino italiano”

“Alcuni clienti cinesi cui già vendevo vino italiano, mi chiesero una fornitura per un anno di bottiglie di birra Heineken da 0,50 e io mi attivai per accontentarli. Il contratto prevedeva un totale di 240 container di birra per un anno: 24 container al mese per circa mezzo milione di euro a spedizione”, ha spiegato in aula quattro anni fa la presunta vittima.


“230mila euro senza una bottiglietta di birra”

“Il 29 maggio 2015 feci un accordo con l’imputato, che però nell’immediatezza mi disse di avere solo 7 container disponibili per la prima spedizione, poi saliti a 10 container. Non erano i 24 container richiesti, ma dati i tempi stretti accettai lo stesso e feci un bonifico di circa 230mila euro, con l’apertura a giugno di un conto corrente apposito intestato alla società sulla mia banca. A fronte di ciò, non ho mai visto una bottiglietta di birra. Intanto avevo fatto delle fatture ai clienti cinesi, facendomi pagare anticipatamente, per avere la liquidità per la prima spedizione”, ha proseguito. 


Girandola di bonifici

I primi dieci container di birra sarebbero dovuti partire dal porto ligure di La Spezia alla volta della Cina in giugno, ma non è mai successo. “A giugno l’imputato ha disposto un bonifico per l’Olanda di oltre 180mila euro, che il nostro cliente aveva versato a saldo, dal conto di intermediazione, aperto apposta a Cuneo. Ma il giorno stesso, pochi minuti prima della scadenza del termine delle ore 17 quando era ancora possibile farlo, l’imputato ha annullato il bonifico per telefono, dicendoci che temeva che dietro ci fosse una truffa. Pochi giorni prima, il nostro cliente gli aveva fatto altri due bonifici, per circa 50mila euro”, ha detto un responsabile dell’istituto di credito di cui l’esportatore era cliente da tre anni, spiegando l’ammontare delle somme versate dall’esportatore per portare a termine l’affare.


“Shopping coi soldi del conto per l’export”

Sulla vicenda ha poi indagato la guardia di finanza. “Successivamente ci siamo accorti che dal conto per l’esportazione della birra venivano prelevate somme per spese che nulla avevano a che fare con il motivo per cui quel conto era stato aperto, tipo acquisti all’Ikea o in centri commerciali, comunque spese non attinenti all’esportazione di birra in Cina”, ha concluso il bancario venuto apposta da Cuneo a Viterbo.


 – Birra olandese mai arrivata in Cina, a giudizio un imprenditore viterbese


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 aprile, 2023

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