Viterbo – (sil.co.) -Truffa aggravata in concorso, al via il processo all’imprenditore 44enne originario di Bracciano ma da anni residente a Monterosi Riccardo Radicchi, alla moglie, ai suoceri e sei presunti complici.
Dieci gli imputati, una decina le persone offese che si sono costituite parte civile al processo che si è aperto ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Tra i reati contestati a vario titolo agli imputati anche l’evasione fiscale per oltre 800mila euro e il riciclaggio.
Radicchi, detenuto, è noto alle cronache perché a febbraio 2020, mentre stava esplodendo la pandemia di coronavirus, nel corso di un’operazione congiunta di polizia e finanza, furono messi i sigilli a una serie di beni mobili e immobili per un valore da capogiro. Rolex d’oro, soldi, gioielli, auto e una villa di lusso per oltre tre milioni di euro.
Il decreto fu emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma in seguito a un’inchiesta per truffa e riciclaggio lunga un anno e partita dall’acume investigativo degli uomini dell’anticrimine della questura di Viterbo. In un secondo momento si sono aggiunti anche i finanzieri del comando provinciale di via Cardarelli.
“Uno stile di vita – sottolinearono tre anni fa gli inquirenti – ostentato fino all’ennesima potenza in paese. Con sfrontatezza”. Secondo l’accusa, Radicchi avrebbe connivenze con noti clan mafiosi , dai Vadalà, ai Casamonica e altre famiglie malavitose della criminalità capitolina.
Al centro del processo, per fatti avvenuti nel 2018, investimenti in orologi e preziosi mediante la partecipazione ad aste, su tutto il territorio nazionale, prospettando alle presunte vittime un utile a cadenza mensile o comunque , entro un tempo predeterminato, in misura pari al rapporto tra capitale investito e apporto versato dall’associato, in ogni caso non superiore al 100-110 per cento annuo della somma investita e garantendo comunque la restituzione dell’intero capitale versato con polizze fideiussorie, secondo l’accusa prive di qualsivoglia affidabilità.
Tra le parti offese c’è chi ha versato 250mila euro, chi 300mila, chi oltre 400mila euro, per lo più somme intorno ai 50-60mila euro.
Una delle vittime, in particolare, con artifizi e raggiri, sarebbe stata convinta a sottoscrivere un contratto di associazione in partecipazione per 60mila euro, attraverso la consegna di due orologi Vacheron Constantin (uno in oro, scheletrato con diamanti e rubini ed altro in oro scheletrato con diamanti), avente ad oggetto investimenti in orologi e preziosi mediante la partecipazione ad aste su tutto il territorio nazionale prospettando un utile mensile del 5% a partire da 60 giorni dal deposito dei capitali e promettendo falsamente che la somma di 20mila euro le sarebbe stata subito erogata a mezzo bonifico, che la persona offesa sottoscriveva, inducevano la predetta in errore sull’affidabilità dell’investimento, così ottenendo il sopraindicato ingiusto profitto.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo autunno con l’ascolto dei primi testimoni
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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