Viterbo – L’ingresso del tribunale di via Falcone e Borsellino
Viterbo – (sil.co.) – Nega tutto e fa appello al giudice: “Voglio uscire dal carcere”. E’ il quarantenne arrestato lo scorso 17 agosto per stalking e detenuto a Mammagialla da otto mesi, che giovedì si è lasciato interrogare davanti al giudice Ilaria Inghilleri.
Residente in un centro della provincia di Viterbo è stato denunciato dalla sua ex, con la quale ha avuto una relazione lampo, durata circa quattro mesi, cominciata in primavera e finita nel peggiore dei modi in estate.
Durante l’esame l’imputato, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, ha fatto più volte appello per la scarcerazione, negando con forza ogni addebito e dicendosi incredulo di essere finito dietro le sbarre da innocente. Per lui hanno testimoniato le sorelle.
L’uomo, cui viene contestata la recidiva essendo stato già denunciato in precedenza da tre delle sue numerose ex, tra cui la madre di suo figlio, è finito subito sotto dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato da parte della procura.
In seguito alla querela dell’8 agosto, è stato arrestato a tempo di record, neanche dieci giorni dopo, il 17 agosto, dalla squadra mobile della questura di Viterbo, che ha proceduto all’esecuzione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, in quanto “con condotte reiterate ha minacciato e molestato la donna fino ad aggredirla fisicamente, generando nella stessa un grave e perdurante stato di ansia dovuto al timore per l’incolumità propria e del figlio di un anno”.
Motivo per cui l’arrestato, già gravato da diversi precedenti specifici per comportamenti analoghi avuti con altre precedenti tre ex compagne nonché dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, è stato associato presso il carcere di Mammagialla.
Il difensore Domenico Gorziglia
“Aggrediti durante la cena al ristorante”
La presunta vittima, una coetanea che non si è costituita parte civile, ha denunciato il suo ex l’8 agosto 2022, dopo essere stata aggredita mentre era a cena fuori con il figlioletto di un anno e un amico, anche lui parte offesa. “Ha sollevato il mio amico da terra prendendolo per il collo, poi gli ha sferrato una ginocchiata all’inguine”, ha raccontato in aula la donna alla prima udienza del processo, lo scorso 3 febbraio, ripercorrendo la relazione lampo, durata da gennaio a maggio dell’anno scorso e finita nel peggiore dei modi subito dopo ferragosto, con la misura di custodia cautelare in carcere, tuttora in atto, per l’imputato.
“Vedeva rivali dappertutto”
Il 41enne avrebbe visto rivali dappertutto. “Dal padre di mio figlio al figlio della signora per cui lavoravo, all’amico con cui fumavo una sigaretta alla festa per i quarantenni, all’amico con cui sono uscita a cena assieme a mio figlio”, ha detto in aula la parte offesa. Ogni occasione sarebbe stata buona per darle della “troia”, un epiteto ricorrente, anche riferendosi alle ex che lo avevano denunciato, quando le raccontava i guai avuti in precedenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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