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Tribunale - Esaminati in aula i corpi di reato - Sarebbero rimasti nel portabagagli al rientro dalle ferie

Nei guai per una mazza da baseball e un taser, ma erano un giocattolo e un ammazza-mosche

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Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – A processo per una mazza da baseball e un taser trovati dai carabinieri nel portabagagli della macchina della compagna.

È successo a un viterbese, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, che ha ottenuto il via libera del giudice Ilaria Inghilleri al rito abbreviato condizionato all’ascolto della diventata nel frattempo ex compagna dell’imputato, chiamato a rispondere di detenzione illegale di oggetti atti a offendere.

E’ stata la stessa donna a spiegare che si sarebbe trattato solo di un giocattolo e di una lampadina, prima che i presunti corpi di reato venissero esaminati dallo stesso magistrato in aula, dove nel frattempo erano stati “recapitati” dall’apposito ufficio del palazzo di giustizia.

“Siamo stati fermati dai carabinieri per un controllo il primo agosto 2019, mentre stavamo andando a fare la spesa al supermercato, non appena scaricati i bagagli al rientro dalle ferie”, ha spiegato la donna, madre di cinque figli, due dei quali in vacanza con la coppia.

La mazza da baseball giocattolo era rimasta nel portabagagli nella fretta, mentre gli altri giochi, che erano tutti dentro a un bustone, li avevamo già riportati a casa. Il presunto ‘taser’, invece, noi l’abbiamo comprato per lampadina a 12-13 euro dal cinese, scoprendo poi che fungeva anche da ammazza-mosche, come le racchette di plastica. Non ammazzano nemmeno le mosche, figuriamoci se poteva fare male a un cristiano”, ha spiegato la donna. 

Esaminati i corpi di reato, lo stesso pm, pur essendo la mazza da baseball non di plastica ma di legno, anche se molto più corta dello standard e di legno leggero, si è espresso per l’assoluzione, riconoscendo all’imputato la lieve entità del fatto.

L’avvocato Sicilia, dal canto suo, ha chiesto l’assoluzione con la formula più ampia, perché il fatto proprio non sussiste.

Il giudice, per economia del ruolo, ha rinviato per la camera di consiglio e la sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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15 aprile, 2023

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