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Tribunale - Era accusato di riscuotere cifre fuori mercato per la camera del sesso - Reato estinto per prescrizione

Squillo al Pilastro, assolto il fidanzato-tuttofare di una delle tre escort

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Viterbo – (sil.co.) – Squillo in un appartamento del Pilastro, si è chiuso ieri con la prescrizione il processo a un viterbese accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Secondo l’accusa si sarebbe fatto pagare 350 euro alla settimana da tre sudamericane per ricevere i clienti nella “camera dell’amore”, una stanza attrezzata e arredata ad hoc per favorire i rapporti intimi.


Escort

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Il business è andato a monte in seguito a un blitz della guardia di finanza, risalente al mese di ottobre del 2012. Ma gli affari pare avessero preso già una brutta piega a causa dei lavori in corso in viale Bruno Buozzi, che limitando i parcheggi, avrebbero scoraggiato gli “avventori” a usufruire dei servizi delle escort.

Secondo il difensore Emilio Lopoi, l’imputato sarebbe stato il fidanzato-tuttofare di una delle presunte parti offese e avrebbe provveduto a riscuotere, in sua assenza, nei periodi trascorsi in patria dalla donna, titolare del contratto d’affitto, la parte di spese spettante alle coinquiline. Oltre alla loro parte di pigione, 600 euro al mese per l’affitto, anche le quote delle bollette e per il rifornimento della dispensa, che avrebbero giustificato il surplus riscosso.

Secondo l’accusa almeno una delle tre prostitute, secondo quanto emerso durante il processo, avrebbe sborsato 1400 euro al mese per usufruire coi clienti della “camera dell’amore”. Ma essendo cadute le accuse relative alle altre due squillo, le accuse si sono ridimensionate e il collegio ieri ha dichiarato estinto il reato per intervenuta prescrizione. 


Articoli: Squillo al Pilastro, una escort su tre sborsava 1400 euro per la stanza del sesso – Stanza dell’amore a caro prezzo al Pilastro, le escort difendono lo sfruttatore – “Stanza dell’amore” a caro prezzo al Pilastro, affittata alle escort per 1400 euro al mese


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 aprile, 2023

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