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Urla, spinte e bottigliate alla rivale al Sacrario, due donne alla sbarra per lesioni

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Viterbo - Lite in via Cairoli - I negozianti protestano spegnendo le luci

Via Cairoli – La protestano dei commercianti del 18 settembre 2019

Viterbo - Rissa e bottigliate in via Cairoli

Rissa e bottigliate in via Cairoli il 17 settembre 2019

Viterbo – (sil.co.) – Urla, spinte e bottigliate alla rivale al Sacrario, lite tra sudamericane finisce in tribunale.

Due donne originarie di Santo Domingo, una quarantenne e una cinquantenne, sono imputate di minacce e lesioni aggravate in concorso ai danni di una connazionale sessantenne che la sera dell’11 settembre 2019 avrebbero aggredito e colpito in testa con una bottigliata tra il Sacrario e via Cairoli.

Era circa mezzanotte, come hanno raccontato ieri le imputate, difese dagli avvocati Paolo Labbate e Barbara Grillo, interrogate davanti al giudice Alessandra Aiello, alla presenza della parte offesa. Dopo l’estate saranno sentiti i testimoni della difesa.

Erano giorni “caldi” per il quartiere di San Faustino, dove, a causa dell’escalation di episodi di violenza, i commercianti della zona protestarono, il successivo 18 settembre, spegnendo per tutto il pomeriggio le luci delle insegne delle proprie attività e affiggendo sulle vetrine un cartello con scritto “Spegniamo le nostre luci per denunciare il degrado e l’abbandono del nostro quartiere”.

Un’altra lite, avvenuta il giorno precedente, nel pomeriggio del 17 settembre, era finita con un’altra donna portata in ospedale in ambulanza. 


“Era ubriaca e cercava di attaccare briga”

La parte offesa, a detta loro, sarebbe stata “un po’ ubriaca a cercava di attaccare briga”. “Ci siamo incontrati in un bar del Sacrario e lei provocava, cercava rogna, per cui ci siamo spostati in un altro bar, in via Cairoli. Ma lei e altre 4-5 persone, che stavano festeggiando un compleanno, ci hanno seguito e ci siamo ritrovati di nuovo nella stessa situazione, in un altro locale”.


Vecchi rancori per gelosia

Lì, tra una birra e una vodka, gli animi si sarebbero surriscaldati da ambo le parti. Sembra per vecchi rancori, legati alla gelosia per un uomo che era stato sposato con la parte offesa e successivamente con la figlia di una delle imputate. Fatto sta che sarebbero spuntate delle bottiglie, “per difesa” secondo una delle imputate, la cui versione è stata “lei invece la bottiglia l’aveva presa per colpirmi”.


Vittima stramazzata a terra dopo bottigliata

Fatto sta che la bottigliata ci sarebbe stata. La sessantenne sarebbe stramazzata a terra, per strada, soccorsa dal 118 e portata in ambulanza al pronto soccorso di Belcolle, dove è stata refertata con una prognosi di 6 giorni per un trauma cranico e un trauma alla spalla destra.

“Si è buttata a terra, è caduta da sola, nessuno l’ha toccata, i dolori alla schiena li aveva già prima, lo sanno tutti”, hanno detto le imputate, dicendo una che durante l’alterco le aveva maledetto la figlia e l’altra che le aveva offeso la madre.

Fatto sta che l’episodio, avvenuto di notte in pieno centro, con tre donne che litigavano armate di bottiglie, non è passato inosservato e sul posto sarebbero intervenuti sia i carabinieri che la polizia che hanno messo a verbale quanto accaduto e sentito sia le parti coinvolte che i testimoni.


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Media: Fotocronaca: Lite in via Cairoli, i negozianti spengono le insegne per protesta


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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