Acquapendente – (sil.co.) – Cara gli è costata la serata romantica con una ragazza appena conosciuta, cui l’8 gennaio 2019 avrebbe offerto un aperitivo seguito da una cena in un ristorante del centro di Acquapendente, annaffiata con una bottiglia di vino e conclusa con un bicchierino di grappa.
Vittima subito dopo di un incidente, un giovane del posto è finito a processo per guida in stato di ebbrezza.
Ma lui, che tra l’altro ha conservato lo scontrino del ristorante, nega di essere stato alticcio. Tra le cena e il test alcolemico in ospedale, inoltre, sarebbero trascorse oltre due ore. Il rilevatore satellitare della macchina confermerebbe gli orari indicati dall’imputato.
Uscito dal locale, mentre era alla guida della macchina della madre, un giovane del posto è rimasto vittima di un incidente, mentre si stava immettendo sulla Cassia, scontrandosi con un’auto guidata da una ragazza che viaggiava sull’arteria principale, all’altezza della linea di mezzeria. Entrambi i conducenti in quel momento erano soli a bordo, per cui non ci sono testimoni.
All’arrivo dei carabinieri, giunti attorno alle 23, i mezzi sarebbero stati già spostati, ma l’atteggiamento del conducente, a processo davanti al giudice Daniela Rispoli per guida in stato di ebbrezza, avrebbe insospettito i militari. L’auto dell’imputato avrebbe riportato danni sul lato sinistro e quella condotta dalla donna sul lato anteriore destro, per cui che la colpa fosse di una mancata precedenza sarebbe apparso evidente. Ma il giovane avrebbe farfugliato dichiarazioni contrastanti.
“Farfugliava, si contraddiceva, aveva l’alito vinoso, gli occhi lucidi e barcollava. Per cui abbiamo deciso di portarli entrambi al pronto soccorso dove lui si è recato da solo a piedi. La donna è risultata negativa, mentre l’uomo è risultato positivo per l’alcol”, ha spiegato uno degli operanti, dicendo di essere intervenuti sul posto circa un quarto d’ora dopo il sinistro, che sarebbe dunque avvenuto attorno alle 22,45.
Durante l’esame l’imputato ha fornito la sua versione dei fatti, spiegando prima che quella sera era uscito a cena fuori con una ragazza, dicendo di avere conservato come prova lo scontrino
“Avevamo preso un aperitivo, poi una bottiglia di vino e un bicchierino di grappa, ma non ero assolutamente ubriaco – ha detto – quando sono venuti i carabinieri, verso le 23, stavamo facendo il Cid e io semplicemente non ero d’accordo sul disegno della posizione delle vetture al momento dello scontro, che non è avvenuto allo stop. Mi ha preso subito dopo la mezzeria, dritto per dritto, staccandomi la ruota. Ero tranquillo, tanto c’era il rilevatore satellitare”.
Il rilevatore satellitare è stato tirato in ballo anche dal difensore Vincenzo Dionisi, che ne ha prodotto una stampa, chiedendone l’acquisizione agli atti, secondo cui l’incidente sarebbe avvenuto in effetti un’ora prima rispetto alle 22,45 riferite dai carabinieri. Per la precisione alle ore 21.44. In ospedale, invece, l’imputato sarebbe stato sottoposto ad accertamento del tasso alcolemico un’ulteriore ora dopo, passata la mezzanotte, quindi oltre due ore dopo lo scontro e di più ancora rispetto alla fine della cena.
Sempre secondo la difesa, inoltre, né i carabinieri, né gli operatori del pronto soccorso avrebbero inoltre dato all’imputato – la cui firma comparirebbe solo sul referto della analisi – gli avvisi relativi al diritto di farsi assistere da un difensore.
A questo punto manca solo la discussione, rinviata al prossimo autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY