Carabinieri – Immagine di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Accusato di minacce aggravate per essersi avventato contro il coinquilino con due coltelli per un televisore conteso, l’imbucato del rave- party è stato assolto. È sempre il 35enne d’origine albanese, A.K., unico tra le migliaia di partecipanti al rave party organizzato a Ferragosto 2021 sul lago di Mezzano ad essere finito alla sbarra per occupazione di terreni in concorso.
Stavolta, difeso dall’avvocato Nicol Crocetti, il pluripregiudicato A.K., che all’epoca era sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora, è finito a processo davanti al giudice Alessandra Aiello per minacce. Presunta vittima un romeno di 42 anni, con cui cinque anni fa condivideva un appartamento nel centro storico del capoluogo.
I fatti risalgono alla sera del 12 maggio 2018 quando, poco prima di mezzanotte, i due coinquilini avrebbero litigato e il romeno, cacciato di casa dall’albanese, avrebbe fatto i bagagli accorgendosi poco dopo della mancanza di un piccolo televisore, nel frattempo posizionato dall’imputato nella sua camera da letto e diventato in breve oggetto di una violenta contesa.
Il romeno lo avrebbe rivoluto immediatamente indietro. L’albanese, che non avrebbe voluto assolutamente saperne, per convincere il rivale, secondo l’accusa, si sarebbe armato di due coltelli con i quali gli si sarebbe avventato addosso, puntandoglieli alla gola.
Sul posto i carabinieri, intervenuti poco prima in seguito al litigio, uno dei quali sarebbe stato sfiorato a una mano da uno dei coltelli, riportando un leggero graffio sul dorso della stessa, mentre i militari si adoperavano per separare i contendenti ed evitare il peggio.
A distanza di cinque anni, non sono emerse elementi tali da sfociare nella condanna dell’imputato, assolto giovedì dal giudice, come chiesto dalla difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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