Viterbo – (sil.co.) – Condannato a sette anni di carcere in primo grado, in secondo grado se l’è cavata con due anni e otto mesi.
Due gli imputati. Condannati rispettivamente a sette anni e a cinque anni di reclusione in primo grado per una Mercedes nera acquistata nella primavera di nove anni fa per 8.500 euro da un avvocato viterbese, la cui provenienza delittuosa sarebbe stata occultata dagli imputati.
Si tratta di un 56enne e di un 38enne, entrambi condannati nel 2019 in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo per concorso in riciclaggio e false attestazioni del pubblico ufficiale.
Presunta vittima la titolare di un autosalone che il 18 aprile 2014 ha sporto denuncia per appropriazione indebita.
Ieri il 56enne, cui era stata inflitta la condanna più alta, si è visto ridurre la pena da sette anni a due anni e 8 mesi in appello grazie alla riqualificazione dei reati in uso d’atto falso e tentato riciclaggio, dopo che il difensore dell’imputato, avvocato Luigi Mancini, ha rifiutato la proposta di concordato a 4 anni e sei mesi di reclusione del procuratore generale, preferendo discutere.
Il 38enne, invece, come detto, era stato condannato in primo grado a 5 anni per concorso nello stesso reato. Secondo l’accusa avrebbero indotto in errore titolare, Aci e Pra, motivo per cui rispondevano allo stesso titolo per induzione in errore.
Il 56enne, in particolare, secondo gli inquirenti, avrebbe “formato e/o fatto formare e presentato, materialmente, la documentazione necessaria ai fini del rilascio del duplicato dei documenti di circolazione dell’autovettura” a un’agenzia di servizi di Viterbo nello specifico producendo “una falsa copia della carta di identità della parte offesa”, che si è costituita parte civile, “una falsa denuncia di smarrimento dei documenti” ai carabinieri di Orte il 15 aprile 2014, “una falsa attestazione a svolgere l’incarico”, rilasciata in favore dell’agenzia dalla parte offesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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