
Viterbo – I due cellulari sequestrati a Mammagialla
Viterbo – (sil.co.) – Cellulari sequestrati a Mammagialla, assolti con formula piena due detenuti, esponenti di spessore della criminalità capitolina, accusati di ricettazione. Uno dei due stava scontando presso la casa circondariale di Viterbo una condanna per omicidio volontario aggravato e occultamenti di cadavere.
Il processo si è concluso ieri davanti al giudice Roberto Cappelli, che ha assolto entrambi gli imputati, difesi dall’avvocato Patrizia Ruzzi, con la formula perché il fatto non sussiste. Durante il dibattimento non è emersa prova della ricettazione.
Era la mattina del 18 agosto 2018 quando a seguito di una complessa attività di indagine del reparto di polizia penitenziaria di Viterbo, all’interno della casa circondariale, sono stati sequestrati in una cella due telefoni cellulari di ridotte dimensioni, rispettivamente di 5 e 7 centimetri, funzionanti e comprensivi di scheda sim e cavo caricabatterie.
Gli apparecchi, secondo l’accusa frutto di ricettazione, erano in uso a due detenuti di nazionalità italiana, provenienti dalla capitale e di elevato spessore criminale, che in un altro istituto sembra avessero intrapreso iniziative analoghe.
Articoli: Danilo Primi (Uspp): “I cellulari in carcere trovati grazie al lavoro certosino della polizia penitenziaria” – In carcere coi telefoni cellulari
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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