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Tribunale - Decreto impugnato davanti al riesame - Per la difesa nessun legame diretto tra pochi grammi di stupefacente e il denaro

Droga e seimila euro a casa di uno spacciatore ai domiciliari, annullato sequestro contanti

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Polizia - Il cane antidroga

Polizia – Il cane antidroga Odina


Viterbo – (sil.co.) – Trovano droga in casa di un pregiudicato viterbese ai domiciliari per spaccio e anche la somma di quasi seimila euro in contanti che gli viene sequestrata. La difesa impugna in sede di riesame reale il decreto di convalida del sequestro probatorio del pm e il collegio del tribunale di Viterbo, il 20 giugno, lo annulla e ordina l’immediata restituzione all’indagato della somma. 

Era lo scorso 1 giugno quando la polizia – nel corso di una serie di perquisizioni con l’ausilio del cane “Odina” del servizio cinofili di Nettuno – oltre a recuperare della sostanza stupefacente ben nascosta all’interno della maniglia di un armadio nell’abitazione dell’uomo, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari a Bagnaia, gli ha anche sequestrato la somma di 5950 euro in contanti, rinvenuti all’interno di una tasca di una giacca riposta in un armadio della camera da letto.

Si tratta del 46enne viterbese condannato lo scorso 13 aprile anche in appello a un anno e otto mesi di reclusione per spaccio. È Ristretto ai domiciliari dallo scorso 5 ottobre, quando è stato arrestato dalla polizia che lo ha sorpreso mentre, costretto a muoversi in carrozzina, si trovava fuori scuola dei figli, sull’auto guidata dalla moglie, nascondendo tra la spesa, per la precisione nel sacchetto del pane, un involucro contenente 56 grammi di cocaina. 

Nessuna correlazione tra la droga e la somma di denaro, secondo il difensore Luigi Mancini, che ha chiesto e ottenuto l’annullamento del decreto di sequestro probatorio e la restituzione al 46enne della somma di quasi seimila euro che gli era stata sequestrata, spiegando, in sostanza, che sono troppo pochi 2,8 grammi di hashish e 1,1 grammo di cocaina “per esprimere alcun diretto legame col denaro detenuto”.

“Il decreto di sequestro probatorio deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l’accertamento dei fatti”, si legge nelle motivazioni.

“Nel caso in esame il pubblico ministero, nel decreto di convalida, afferma genericamente che ‘quanto è stato oggetto di sequestro è corpo di reato, in particolare trattasi di sostanza stupefacente, la cui detenzione è illecita e il cui mantenimento in sequestro è indispensabile al fine di accertare quantità e qualità del principio attivo, e comunque cose pertinenti al reato per il quale si procede”, spiegano i giudici. 

“Si tratta, all’evidenza, di una motivazione relativa al solo sequestro della sostanza stupefacente – sottolinea il riesame – che non consente di comprendere la ragione per la quale il denaro sequestrato, nella sua concreta materialità (e non per il valore che rappresenta), sia necessario per l’accertamento del fatto”.

E ancora:”È di tutta evidenza che il denaro (ancorché di supposta provenienza illecita) non costituisce di per sé cosa avente una efficacia dimostrativa diretta (o indiretta) dei fatti per cui si procede (trattandosi al più di provento del reato); inoltre non è dato comprendere quale accertamento istruttorio, in relazione al contestato reato di detenzione illecita di stupefacenti, potrebbe essere esperito su delle comuni banconote”.

“Se poi la finalità che l’organo requirente si proponeva non era quella di acquisire o di conservare la prova dei fatti ovvero di preservare elementi utili a tal fine, ma solo quella di sottrarre all’indagato la materiale disponibilità dell’eventuale profitto del reato per impedirgli di commetterne altri, è di tutta evidenza che ben altro e diverso era lo strumento (sequestro preventivo) cui si doveva ricorrere”, la conclusione.


 – Il cane Odina scopre dosi di coca e di eroina


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 giugno, 2023

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