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Tribunale - Imputato di maltrattamenti, sequestro di persona e estorsione un quarantenne

Figlio accusato di botte e minacce di morte alla madre: “Io vi meno e vi ammazzo tutti”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale


Sutri – “Io vi meno e vi ammazzo tutti”. Figlio a processo perché avrebbe picchiato e minacciato di morte la madre per farsi consegnare la tessera bancomat e prelevare duemila euro. Ma la discussione riserva delle sorprese.

Rinviato a giudizio su richiesta della pm Chiara Capezzuto con le pesanti accuse di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e estorsione un 46enne di Sutri.

I fatti per cui è imputato davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo sarebbero avvenuti nel giro di pochi giorni, tra il 2 e il 7 febbraio 2017.

Secondo l’accusa, l’allora quarantenne avrebbe minacciato di morte la madre, sottraendole il cellulare, le chiavi di casa e la macchina, chiudendola all’interno dell’abitazione, costringendola con le botte e minacciandola di morte a consegnargli la tessera bancomat da cui avrebbe prelevato duemila euro.

“Io vi meno e vi ammazzo tutti”, avrebbe detto alla madre, riferendosi anche al padre e alla sorella. Ma alla prima udienza del processo, celebrata il 20 settembre 2018, la presunta parte offesa ha rimesso la querela, mentre durante il dibattimento, come ha fatto notare il difensore Noemi Palermo ieri durante la discussione, una vicina di casa, residente a pochi metri dall’abitazione dell’anziana e per questo considerata una supertestimone, ha negato di avere mai sentito urla o richieste di aiuto provenire dall’abitazione della parte offesa.


Noemi Palermo

L’avvocato Noemi Palermo


La stessa procura ha chiesto l’assoluzione per il reato di maltrattamenti in famiglia, il non luogo a procedere per il presunto sequestro di persona e la riqualificazione in appropriazione indebita del reato di estorsione.

“Il mio assistito si occupava di tutto, dalla spesa al pagamento delle bollette, essendo la madre invalida e il padre ricoverato in ospedale. Non l’ha minacciata, né picchiata, né abbandonata chiusa in casa. In quei giorni era in ospedale, a fianco del genitore, le cui condizioni si erano aggravate, tanto che il padre è morto il giorno successivo alla denuncia, l’8 febbraio”, ha sottolineato la difesa, chiedendo la piena assoluzione dell’imputato.

Mancano solo repliche e sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 giugno, 2023

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