Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe perseguitato l’ex moglie e le due figlie per conoscere il nipote, nonno a processo per stalking.
Parti offese le tre donne, mentre si è costituita parte civile contro il padre, con l’avvocato Maria Grazia Carnevale, una sola delle figlie, la zia del piccolo, la quale tre anni fa ha chiesto aiuto con la madre a un centro antiviolenza.
L’imputato è difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, mentre il processo è in corso davanti al giudice Alessandra Aiello del tribunale di Viterbo.
Gli episodi contestati, avvenuti a Viterbo, partono da agosto 2020, quando l’imputato si sarebbe accorto incontrandola per caso che una delle due figlie era incinta.
L’uomo, un sessantenne ex impiegato di banca, tornato a vivere a Viterbo nel 2013 dopo un lungo periodo fuori, in seguito alla travagliata separazione dalla moglie, avrebbe sperato di riallacciare i rapporti con le figlie, ripresi a singhiozzo e definitivamente interrotti nel 2016.
Né l’ex moglie, né le ragazze avrebbero però gradito intrusioni paterne nelle loro vite. Non rassegnandosi, sarebbero cominciate le persecuzioni. La figlia che si è costituita parte civile si è rivolta con la madre a un centro antiviolenza, la cui responsabile ha spiegato mercoledì in aula come la giovane abbia seguito un percorso psicologico.
Le due donne si sarebbero spaventate a morte quando il sessantenne si sarebbe presentato sul posto di lavoro delle figlie, promettendo con tono minaccioso “adesso inizio la guerra”. Da lì sarebbe stato un crescendo.
L’imputato, negando tutto tranne il rifiuto delle figlie di vederlo, non ha saputo spiegare perché abbia insistito tanto, se non parlando del suo desiderio di conoscere il nipote.
“Solo quattro giorni dopo la sua nascita, mia figlia mi ha chiamato per dirmelo. Poi più niente. Ho chiesto di vederlo per il suo primo e secondo compleanno, ma mi è stato negato. A Pasqua volevo regalargli l’uovo, ma non ho potuto. Sono l’unico nonno in Italia che non ha mai visto suo nipote. Mi hanno detto che quando avrà 18 anni deciderà lui, ma io da qui ad allora potrei essere morto”, si è sfogato durante l’interrogatorio.
Raggiunto prima dall’ammonimento del questore e poi colpito dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento disposta dall’autorità giudiziaria, che avrebbe violato più volte, l’imputato ha fatto di tutto per convincere il giudice della bontà dei suoi sentimenti e dei suoi intendimenti, ovvero recuperare la famiglia.
Il processo riprenderà a luglio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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