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Tribunale - In aula la testimonianza della madre, parte civile contro l'ex imputato di stalking - L'uomo è stato già condannato e ha un altro processo in corso

“Pur di vedere la figlioletta picchia la nonna, terrorizzando la piccola nascosta in un armadio”

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Tribunale di Viterbo - L'aula di corte d'assise

Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise

Civita Castellana – (sil.co.) – Pur di vedere la figlioletta di cinque anni, picchia la nonna e lo zio, terrorizzando la piccola che si è nascosta all’interno di un armadio assieme alla sorella più piccola della madre che in quel momento non era in casa.

E’ uno dei tanti episodi avvenuti tra la fine di luglio e l’inizio di agosto  dell’anno scorso che hanno convinto l’autorità giudiziaria a disporre la misura del divieto di avvicinamento a carico di un padre di Civita Castellana, a processo per stalking col giudizio immediato davanti al giudice Ilaria Inghilleri. 

L’istruttoria è entrata nel vivo ieri con la testimonianza della madre della piccola, parte civile contro l’ex con cui ha convissuto soltanto sei mesi nel 2017.

“Ero incinta di quattro mesi, ma appena nata la bambina sono tornata a vivere coi miei genitori e i miei fratelli, a causa della sua aggressività. Ad esempio pretendeva che mangiassi le cose che mangiava lui, che curava molto l’alimentazione per via della palestra. E siccome io non lo facevo, buttava il mio cibo dalla finestra, urlando che mangiavo merda”, ha spiegato la parte offesa.

Dopo la separazione il prosieguo dei rapporti tra i due ex è stato costellato da denunce reciproche. L’imputato è stato già condannato nel 2018 per stalking e da poco si è aperto un altro processo penale a suo carico. Nel frattempo a entrambi è stata sospesa la responsabilità genitoriale e la coppia è seguita dai servizi sociali. La piccola è invece collocata dalla madre.

L’anno scorso tutto sarebbe scaturito da una vacanza in camper della figlia coi nonni materni senza il permesso del padre, che non appena rientrati dalle ferie avrebbe cominciato a fare scenate quotidiane per vederla al di fuori dei giorni e degli orari stabiliti dal tribunale.

“Una volta è venuto di sera e siccome la piccola dormiva, ha chiamato i carabinieri, pretendendo che io la svegliassi. Un’altra sera si è piazzato sotto casa fino alle due di notte,ballando e cantando con lo stereo a tutto volume. La mattina del 26 luglio, mentre io ero al lavoro, si è introdotto nell’abitazione, approfittando delle chiavi sulla porta, prendendo per il collo mia madre e mio fratello, mentre la mia sorellina più piccola si chiudeva in camera da letto con la bimba, nascondendosi nell’armadio”, ha spiegato la parte offesa.

A fine luglio i carabinieri, “per tranquillizzarlo”, hanno organizzato un incontro ai servizi sociali tra il padre e la figlia: “Ma lei – ha proseguito – era terrorizzata per via di quello che era successo alla nonna e non ha voluto avvicinarsi. Di sotto c’era mio padre che ci aspettava in auto, ha aggredito pure lui, davanti ai carabinieri, senza alcuna paura dei militari, spavaldo”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 giugno, 2023

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