Vetralla – (sil.co.) – Vigilante colpito da una testata sferrata dal marito di una donna cui aveva fatto notare, all’uscita dal supermercato, che aveva delle banconote che le uscivano dalla tasca dei pantaloni.
Ieri il giudice d’appello ha confermato la sentenza del giudice di pace che l’anno scorso ha condannato l’aggressore a 400 euro di multa per lesioni personali-
È accaduto nel 2019 all’uscita di un supermercato di Vetralla dove la guardia giurata era di servizio e la coppia aveva appena fatto la spesa. “Non sono una ladra”, avrebbe urlato la donna al vigilante, scagliando per terra frutta e verdura, piatti e bicchieri, mentre il marito avrebbe spintonato la vittima e gli si sarebbe fatto sotto con la testa ripreso dalle telecamere, che però non hanno colto l’attimo, in quanto la testata sarebbe stata sferrata in un “angolo morto”.
Condannato a una multa di 400 euro per lesioni personali dal giudice di pace del tribunale di Viterbo il’8 febbraio dell’anno scorso, l’imputato, difeso dall’avvocato Paolo Labbate, ha fatto appello contro la sentenza, comparendo ieri davanti al giudice monocratico Alessandra Aiello, presente l’avvocato di parte civile del vigilante, Marco Russo, che si è opposto, spiegando come alla violenta reazione della moglie e all’aggressione da parte del marito abbiano comunque assistito la cassiera e un altro dipendente.
È finita con la conferma della sentenza di primo grado.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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