
Orte – La polizia ferroviaria
Orte – (sil.co.) -“Ero nel mio ufficio davanti ai bagni della stazione quando ho sentito le urla di una donna disperata”.
E’ iniziata così, ieri, davanti al collegio del tribunale di Viterbo, la testimonianza del ferroviere intervenuto per primo in soccorso della 48enne d’origine marocchina violentata da un italiano attorno alle 20,30 dello scorso 10 settembre in un bagno della stazione di Orte.
“Ho pensato che nel bagno avesse trovato un animale… intendo dire un animale vero… è capitato che siano entrati nei bagni dei cani e una volta perfino un camoscio”.
“Invece quando sono corso a metterla in salvo, dentro il bagno, dietro a lei che urlava di essere stata violentata, c’era un uomo il quale, quando l’ho tirata fuori, mi ha guardato con aria minacciosa e ci ha seguito per alcuni metri, tanto che ho temuto volesse aggredire anche me”, ha spiegato.
L’uomo, arrestato poco dopo dalla polizia ferroviaria e detenuto a Mammagialla ormai da nove mesi, era presente in aula, scortato dalla penitenziaria, a fianco del difensore Paolo Pileri del foro di Terni.
Non c’era invece la parte offesa, per la quale ha parlato una psichiatra del Centro di salute mentale di Civita Castellana, cui la donna si è rivolta a novembre e alla quale è stato diagnosticato un “disturbo da stress post traumatico”, per il quale è tuttora seguita dai medici del distretto.
“Mi ha seguita nel bagno delle donne della stazione e spinta dentro, coi pantaloni abbassati, poi mi ha preso per i capelli e spinto la testa giù verso i suoi genitali mentre lo graffiavo disperatamente cercando di scappare e lui mi picchiava per tenermi ferma”, ha spiegato in tribunale lo scorso 4 aprile alla prima udienza del processo la vittima, che si è costituita parte civile contro l’imputato.
“Poi l’uomo ha visto che il cancello del parcheggio dei ferrovieri era aperto per il passaggio della macchina di un collega e ci si è infilato – ha proseguito il ferroviere – andando a passo spedito ma senza correre verso il piazzale antistante la stazione, mentre un altro collega dava l’allarme alla polizia ferroviaria, che l’ha catturato”, ha detto ancora, riconoscendo in aula l’imputato, “un uomo robusto, non ubriaco ma ‘euforico’, sul metro e settanta, che indossava una maglietta rossa e aveva i pantaloni abbottonati”.
“Successivamente, dopo avere soccorso la vittima, una bella signora sui 45-50 anni che era in lacrime offrendole del caffè in ufficio perché si riprendesse dallo shock, lei si è resa conto che mentre l’uomo la picchiava tenendola per i capelli, le aveva strappato un orecchino d’oro, un bellissimo orecchino che per fortuna era ancora per terra all’interno del bagno, dove l’ho accompagnata a cercarlo”, ha concluso il dipendente Rfi, un cui collega ha confermato la dinamica dell’accaduto.
Entrambi hanno negato che l’imputato fosse ubriaco, rispondendo a precisa domanda della difesa, spiegando di non averlo mai notato in precedenza in stazione e che la sera dell’aggressione alla 48enne non c’era stata alcuna segnalazione da parte di altri passeggeri.
Alla prossima udienza, per la difesa, sarà sentito il consulente di parte Sergio Scafati, uno psichiatra di Rieti. Intanto, sempre l’avvocato Pileri, ha anticipato, all’esito dell’esame, la possibilità di richiedere una perizia super partes al tribunale.
Silvana Cortignani
Articoli: Violenza sessuale alla stazione, la vittima: “Mi ha seguita in bagno e chiusa dentro” – Insegue una donna e tenta di stuprarla nei bagni della stazione, arrestato
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY