Viterbo – “A Viterbo ci sono tanti alberi che rischiano di cadere”. È il parere di Carlo Mascioli, dottore forestale che da anni si occupa di stabilità e salute degli alberi. Un punto di vista successivo a quanto successo domenica scorsa in viale IV novembre quando un tiglio è crollato prendendo in pieno una macchina. Dentro, fortunatamente, non c’era nessuno. Le foto scattate poi un paio di giorni dopo da Tusciaweb a quel che restava della pianta hanno evidenziato che il tronco dell’albero era completamente vuoto. “Una cavità – ha sottolineato Mascioli – dovuta alla carie provocata dai funghi”. Una situazione che, secondo Mascioli, potrebbe riguardare tante altre piante presenti in città.
Albero crolla a viale 4 Novembre e distrugge un’auto
Carlo Mascioli, che tipo di pianta è quella crollata in viale IV novembre a Viterbo?
“La pianta crollata è un tiglio, uno degli alberi più comuni a Viterbo, caratteristico delle alberature stradali”.
Come è stato possibile il crollo di quest’albero?
“L’albero è caduto perché, vedendo le foto pubblicate su Tusciaweb, aveva il tronco completamente cariato”.
Che cosa si intende per “cariato”?
“La carie è una malattia del legno provocata da funghi lignivori, ossia mangiatori di legno, comuni in alberi di una certa età. E al di là dell’età, sono alberi precocemente invecchiati, come capita spesso per quelli che si trovano lungo le strade. E quest’invecchiamento precoce avviene perché hanno subito interventi rovinosi nel corso degli anni. Ad esempio la capitozzatura come forma di potatura delle chiome, prassi a Viterbo fino, almeno, all’amministrazione precedente a questa. Una potatura che viene dal passato, una pratica contadina per far riprodurre la frasca per il baco da seta, per fare i canestri e altre cose ancora. Ma non si faceva sui tigli. Una potatura che con il verde ornamentale non ha nulla a che fare”.
Perché?
“Perché è sbagliata. Innanzitutto non è rispettosa dell’albero, lo ferisce ed è da queste ferite che entrano i funghi che mangiano il legno. Poi tutti sappiamo che gli alberi vivono grazie alla fotosintesi clorofilliana, il modo che le piante hanno per ‘mangiare’. Con la capitozzatura le chiome vengono azzerate completamente. In questo modo le piante non possono più nutrirsi e vanno in stress. È come se a una persona gli tappi la bocca. E lo stress che la capitozzatura provoca le fa indebolire. Quindi, tra ferite e indebolimento, il fungo che entra all’interno della pianta trova un habitat ideale. Infine, gli alberi che si trovano in città sono già di suo esposte a un forte stress, a prescindere”.
Che significa?
“Perché in città ci sono isole di calore, l’asfalto che diventa bollente, le temperature che di notte non scendono, quindi la poca escursione termica, le terre non adatte. Non solo, ma spesso l’asfalto copre gli alberi fino al tronco. Le piante, per vivere in pace, dovrebbero avere attorno un’aiuola. Invece quest’ultima spesso è minima oppure non c’è per niente. L’asfalto poi non fa scendere l’acqua e l’albero non si bagna del tutto”.
Viterbo – Carlo Mascioli
In base a quello che lei descrive, di fatto la capitozzatura sembrerebbe essere una specie di colpo di grazia che viene dato alle piante?
“Esatto. Con la capitozzatura la pianta si trova senza foglie, non ‘mangia’, si trova addosso grandi ferite e va in stress senza riuscire a soccorrere le ferite bloccando il fungo che le attacca. Finendo così alla sua mercé. Potremmo quindi dire che tutte le piante di Viterbo sono potenzialmente ammalate. Nel senso che tutte hanno avuto i trattamenti appena descritte”.
Quali altre situazioni potenzialmente simili a quella della pianta caduta in viale IV novembre potrebbero esserci lungo la stessa strada in cui l’albero è crollato e nella città in generale, ossia alberi che rischiano di precipitare a terra?
“Personalmente posso soltanto esprimere una mia idea, perché per poterlo dire esattamente dovrei andare sul posto e fare un lavoro di valutazione della salute e della stabilità degli alberi. Un lavoro che fanno tecnici come me che si occupano appunto della stabilità delle piante. Un lavoro che permette di vedere come sta un albero. Detto ciò, sì, a Viterbo potenzialmente ci sono altre situazioni a rischio. E negli anni sono caduti altri alberi. Me ne ricordo uno caduto sulla Cassia sud qualche anno fa. Un olmo che si è spezzato a metà. E così ce ne sono stati altri. Dopodiché, sì, i tigli di viale IV novembre hanno dei problemi, così come quelli di piazza Crispi o di piazza della morte. Insomma, un po’ dappertutto. I tigli di piazza della morte hanno problemi enormi. Lì gli hanno fatto di tutto, li hanno stracapitozzati”.
Si potrebbe quindi dire che a Viterbo ci sarebbero tanti alberi potenzialmente a rischio caduta?
“Sì, si può dire che a Viterbo ci sono tanti alberi a rischio caduta perché per tanto tempo li hanno trattati male. Dopodiché un albero cavo non vuol dire che cade, perché la cavità del tronco è anche una cosa fisiologica. Però una cosa è quando questo capita in un bosco, un’altra è quando capita in città. In un bosco nessuno va a rompere le scatole a un albero. In città sì, per quello che ci siamo detti prima. A partire appunto dalla capitozzatura. E in città, alberi che hanno cavità dovute alla carie ce ne sono diversi”.
Viterbo – L’albero caduto in viale IV novembre
La cavità del tronco è dovuta sostanzialmente alla carie. Ecco, esiste un limite di sicurezza oltre il quale la carie non deve andare?
“Non è così banale definirlo, ma esiste. E quando la carie supera un certo limite di sicurezza, allora il legno si schianta. Perché il legno cariato perde proprio consistenza. Inizialmente diventa più leggero, poi inizia proprio a sfaldarsi. E infine diventa polvere, tornando nel ciclo degli elementi”.
Quindi, un albero cavo che ci dice?
“Dipende. Se vedo una quercia che ha più di un metro di diametro, dunque 2-300 anni o più, allora è normale, fisiologico, legato all’età. Se vedo un giovane tiglio di 20-30 anni che ha una carie tremenda, in tal caso non posso dire che è normale”.
Le piante di viale IV novembre che età hanno?
“Sono un po’ al limite, non sono piante vecchie. Non sono alberi secolari. Il problema delle piante in città è che il fungo entra dalle radici. Anche perché quando fanno i marciapiedi spesso rompono le radici. L’ho visto fare pure a Viterbo”.
Perché le taglierebbero?
“Perché impicciano”.
Dunque, in città, tra capitozzatura e marciapiedi, una pianta verrebbe assalita dai funghi sia da sopra che da sotto…
“Sì, e in maniera esagerata. Spesso queste piante hanno due o tre funghi diversi”.
Viterbo – L’albero caduto in viale IV novembre
Considerando quello che lei ha detto, cioè che tante piante di Viterbo sarebbero a rischio caduta, cosa si dovrebbe fare per evitarlo?
“Si dovrebbe fare quello che a Viterbo dovrebbe essere già stato fatto”.
Vale a dire?
“Mi risulta che a Viterbo sia stato fatto un censimento degli alberi. Censimento che è sempre associato a una valutazione. Tant’è che anche gli alberi di viale IV novembre hanno dei cartellini. E se le piante vengono censite, un certo tipo di valutazione è stata fatta. Proprio per vedere come stanno le piante e prevenire incidenti come quello di domenica scorsa”.
A chi spetta fare censimento e valutazioni?
“A un tecnico specializzato che sia possibile un forestale, cioè laureato in scienze forestali, o anche un agronomo. Dopodiché la valutazione non è mai definitiva. Dopo un po’ devi tornare a vedere come sta la pianta”.
Se questa valutazione è stata fatta, allora perché il tiglio di viale IV novembre è caduto?
“È una domanda tosta. Non lo so come sono andate le cose in viale IV novembre. Posso dire che potrebbero essere successe tante cose”.
Ad esempio?
“La valutazione sugli alberi si fa a vari livelli che sono più o meno codificati. C’è la valutazione speditiva e la valutazione approfondita. In questi casi parliamo di valutazione visiva. Guardi l’albero e ti aiuti con qualche attrezzo. Se il tronco batte come un tamburo allora potrebbe essere cavo. C’è poi da fare uno step successivo, con analisi strumentali, e anche queste sono tante con prezzi molto diversi. Si va dalla tomografia alla prova a trazione che consiste nel legare l’albero e tirarlo, e quest’ultima costa molto. Non solo, ma ci vogliono mezzi e logistica”.
Daniele Camilli
Fotogallery: L’albero caduto in viale IV novembre
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