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Cassazione - Operazione Aquila Nera - Confermate anche altre sei condanne da 4 anni e mezzo a 5 anni e otto mesi

Droga e armi dall’Olanda, 18 anni al capo del sodalizio che spacciava anche a Tarquinia

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di cassazione

Roma – (sil.co.) – Spaccio di cocaina sul litorale laziale tra il 2016 e il 2017, condanne definitive in cassazione dal 30 maggio 2023, per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e armi, per una banda composta da sei albanesi tra cui una donna e un italiano. Diciotto anni di reclusione al capo del sodalizio, il 51enne Lulzim Daiu.

Furono arrestati 17 soggetti nell’ambito dell’operazione Aquila Nera, su richiesta della Dda di Roma, nove dei quali il primo agosto 2019, quando furono sequestrati 200 chili di cocaina, con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti e anche di armi. Centrali di smistamento tra Tor Bella Monaca e San Basilio.

La cocaina, divisa in panetti messi sottovuoto, sarebbe stata confezionata con un’ulteriore copertura di caffè o pepe, e ricoperta da nastro isolante per renderla non individuabile dai cani antidroga. Sul panetto sarebbe stato poi impresso un simbolo o una scritta indicativa della qualità dello stupefacente (maiale – aquila – S8) e sarebbe stata successivamente venduta a Roma al prezzo che variava tra i 28 e i 35 mila euro al chilo a seconda del quantitativo acquistato e delle modalità di pagamento. 

La cocaina, proveniente dall’Olanda, secondo l’accusa, sarebbe giunta anche a Tarquinia, passando da Rotterdam e dalla rotta austriaca nei suoi viaggi per l’Italia. In Spagna venivano allestite le auto dotate di doppi fondi per il trasporto “in sicurezza” di armi e cocaina.

Bocciati dalla cassazione i ricorsi di tutti, gli altri sei imputati sono stati condannati a pene tra 4 anni e mezzo e 5 anni e otto mesi di reclusione inflitte il luglio 2022 in appello in parziale riforma delle condanne di primo grado del 5 marzo 2021.

La droga, in base a quanto ricostruito, sarebbe stata importata in Italia attraverso autovetture modificate in Spagna, dove sarebbero stati creati dei vani per l’occultamento della cocaina e delle armi.

Lulzim Daui avrebbe dotato gli affiliati di telefoni Blackberry con cui comunicavano esclusivamente mediante messaggeria con nickname codificati come Audi o Rolex. La droga sarebbe stata acquisita direttamente da Rotterdam da fidati corrieri anche italiani che trasportavano lo stupefacente su auto munite di doppi fondi dotati di sofisticati sistemi di apertura, sia magnetici che meccanici.

L’organizzazione disponeva di un efficientissimo parco macchine: Alfa Romeo Giulietta, Nissan Juke e Lancia Delta, tutte sequestrate. Le auto venivano modificate a seconda del quantitativo di stupefacente da trasportare (furgoni e Suv per viaggi transnazionali tra i 15 e i 50 chili) o per i trasporti di quantitativi di minore importanza (1/5 chili), o per portare armi e denaro. Le modifiche venivano pagate tra i 10 e i 20 mila euro, in alcuni casi anche in cocaina.


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26 luglio, 2023

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