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Tribunale - L'imputato è stato comunque riconosciuto colpevole di maltrattamenti in famiglia

Perdona compagno violento e torna a viverci, lui condannato lo stesso a un anno e 8 mesi

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Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – Dopo averlo denunciato lo perdona e tornano a vivere insieme.

Ma nonostante la coppia abbia fatto pace, un 49enne – arrestato dai carabinieri il 12 agosto dell’anno scorso e finito a processo col giudizio immediato – è stato comunque condannato a un anno e otto mesi per maltrattamenti in famiglia nei confronti della compagna 37enne, anche se è stato assolto dall’aggravante di averlo fatto davanti ai due figli minori, essendo emerso durante il processo che nei loro confronti è sempre stato un padre amorevole.

Non altrettanto nei confronti della madre dei suoi figli, come ha sottolineato il pm Michele Adragna che, pur riconoscendo all’imputato di essere un buon genitore, ha ricordato le mortificazioni e vessazioni cui per un periodo ha sottoposto la donna, chiedendo che venisse condannato a due anni di reclusione. Il collegio, cui il difensore Andrea Trasarti ha chiesto l’abbreviato, ha condannato l’imputato a un anno e otto mesi, concedendogli la sospensione condizionale della pena.

Contro di lui hanno pesato le testimonianze delle numerose persone sentite a sommarie informazioni. Tra loro c’è chi ha detto di avere visto la compagna “piangere sempre da che sta con lui” e “scappare di casa per paura di essere uccisa”.


La vicenda

Il 12 agosto 2022 l’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Trasarti mentre la moglie era assistita dal legale Gianni Ceccarelli, sarebbe rientrato a casa nel cuore della notte ubriaco e affamato, minacciando per l’ennesima volta di morte la compagna e pretendendo che lei si alzasse dal letto per preparargli da mangiare.

“Stasera ti ammazzo, ti spacco la testa”, le avrebbe urlato puntandole il pugno alla tempia, dopo averla presa per i capelli e averle messo una mano sulla bocca per non farla urlare. Sarebbe stato il padre della vittima, allertato da una vicina, a chiamare i carabinieri in soccorso della figlia. 

Finito ai domiciliari col braccialetto, l’uomo si è visto revocare a febbraio, sei mesi dopo l’arresto, la misura di custodia cautelare, grazie alla stessa parte offesa.

Movente di tanta violenza, secondo la vittima, sarebbe stata la gelosia acuita dal consumo di alcol e cocaina, di cui l’imputato avrebbe abusato negli ultimi 3-4 anni, nonostante sia padre di due bambini in tenera età. 

La donna successivamente alla denuncia avrebbe scritto lettere di suo pugno al gip per chiedere la liberazione del marito quindi ha rimesso la querela presso la locale stazione dei carabinieri, dopo di che è tornata a vivere col compagno, ridimensionando le accuse come ha potuto, lo scorso 9 maggio, quando è stata sentita in tribunale.


– Marito ai domiciliari per violenza domestica, la vittima: “Colpa di alcol e cocaina”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 luglio, 2023

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