Viterbo -(sil.co.) – Il 10 aprile 2019 fu arrestato in flagrante dai carabinieri che, la mattina prima di andare a scuola, lo hanno sorpreso a spacciare una dose di hashish a uno studente pendolare al capolinea del Riello.
Data la minore età, all’epoca, dell’assuntore, il presunto pusher, un nordafricano, è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Lo studente, sentito ieri come testimone, ha raccontato al pm Michele Adragna come quella mattina dovesse andare a scuola, presso un istituto superiore del capoluogo. Arrivato a Viterbo, si sarebbe fermato a comprare il fumo da uno sconosciuto: “Mai visto prima”.
“Al capolinea dei bus era sempre pieno di gente a cui chiedere dello stupefacente, non ricordo chi mi abbia ceduto la droga. Ricordo di avere preso una bustina di cellophane con dentro l’hashish e di averla pagata meno di dieci euro perché in tasca avevo meno di dieci euro. Non appena preso l’involucro ci hanno fermato i carabinieri”, ha detto tra i classici molti non ricordo.
Lo spacciatore, nella fattispecie, sarebbe stato un giovane nordafricano, con un giubbotto di pelle nera, un cappellino di lana in testa e uno zaino sulle spalle. “Ci eravamo appartati sotto la tettoia del bar del capolinea, ma non eravamo soli, c’era un sacco di altra gente”, ha detto il testimone. Il processo riprenderà a novembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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