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Tribunale - Era accusato di violenza sessuale per molestie a una tredicenne che stava portando a spasso il cane in viale Buozzi

Muore a Belcolle dopo malore a Mammagialla, chiuso il processo al “maniaco” del Pilastro

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Polizia penitenziaria

Polizia penitenziaria


L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – È stata formalizzata ieri davanti al collegio la morte del 72enne del Pilastro finito a processo con l’accusa di violenza sessuale per avere molestato una tredicenne che stava portando a spasso il cane in viale Bruno Buozzi.

L’imputato è il detenuto morto lo scorso 11 luglio all’ospedale di Belcolle, dopo un malore che lo aveva colto il 5 luglio a Mammagialla, dove era stato condotto dai carabinieri il 30 giugno. 

I fatti per cui era a processo davanti al collegio risalgono al 18 ottobre 2020 e sono avvenuti sotto gli occhi della madre della vittima, che stava vigilando sulla figlia dalla finestra.

A distanza di tre anni e dopo diversi rinvii, l’imputato fu anche arrestato, il processo col giudizio immediato chiesto dalla Dda di Roma sarebbe dovuto entrare nel vivo con la testimonianza della donna, che si è costituita parte civile anche per la figlia minorenne. Difeso dall’avvocato Luigi Mancini l’imputato. Invece si è chiuso con il non luogo a procedere per estinzione del reato in seguito alla morte dell’imputato.

Il 72enne è nel frattempo deceduto, la scorsa estate, dopo un malore che lo ha colto nel carcere di Mammagialla, dove era finito pochi giorni prima, per via dell’aggravamento da parte del tribunale di sorveglianza della misura dei domiciliari cui avrebbe dovuto essere sottoposto per una vecchia condanna diventata definitiva a un anno e otto mesi per spaccio, in seguito all’arresto del 5 giugno per due auto e due cellulari rubati in due giorni, tra viale Trento e piazza del Comune.

Dichiarato estinto il reato per morte del reo, il processo per violenza sessuale si è chiuso prima di cominciare.

Il 72enne, entrato in carcere il 30 giugno, essendo portatore di patologia vascolare era stato fin da subito collocato in infermeria, dove è rimasto fino al 5 luglio, data del suo ricovero presso l’ospedale di Viterbo in seguito a una ischemia cerebrale e dove lo stesso giorno è stato raggiunto dal provvedimento di differimento pena concesso dal magistrato di sorveglianza proprio in virtù delle sue precarie condizioni di salute, su istanza del difensore. Ricoverato in coma presso il reparto di rianimazione, il paziente è deceduto senza mai riprendersi lo scorso 11 luglio. 

Sul suo capo resta ancora la pendenza giudiziaria per i fatti di inizio giugno per cui, in seguito al malore in carcere, il processo per direttissima in programma il 6 luglio era stato rinviato a marzo. 

Era il 5 giugno quando è stato fermato dalla polizia in viale Trento a bordo di una Fiesta rubata a aprile a Viterbo, motivo per cui era accusato di ricettazione, mentre il 7 giugno è stato arrestato dalla polizia per il furto di una Panda in piazza del Comune e di due cellulari che erano nell’abitacolo, venduti per 35 euro a un negozio di telefonia di piazza della Rocca, il cui titolare è stato a sua volta denunciato a piede libero per ricettazione.

L’uomo, peraltro da tempo senza patente, l’8 giugno si era lasciato interrogare durante l’udienza di convalida dell’arresto, dicendo che pensava che la macchina fosse la sua. Dopo il furto, a quanto è dato sapere, l’avrebbe parcheggiata vicino a un ufficio postale, non lontano dalla sua abitazione, dove poco più di un’ora dopo è stato rintracciato dalla polizia.

Secondo il difensore Mancini, per la sua anomalia, quanto accaduto potrebbe essere da collegare alle sue condizioni di salute, per cui era riuscito a ottenere il differimento pena il giorno stesso in cui è stato colto da malore a Mammagialla. 

Silvana Cortignani


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11 ottobre, 2023

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