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Tribunale - Imputato un 32enne, assolto da maltrattamenti - Chiesta sostituzione pena con lavori di pubblica utilità

Picchiata con un manico di scopa a Halloween, ex condannato a un anno e mezzo per lesioni

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Il tribunale

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Viterbo – (sil.co.) – La notte di Halloween picchia la compagna con un manico di scopa e le morde una mano, trentenne viterbese condannato a un anno e mezzo per lesioni aggravate. Ma è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia. 

La difesa inoltre, grazie alla Riforma Cartabia, ha chiesto la sostituzione della pena coi lavori di pubblica utilità. Il processo è stato quindi sospeso, dopo la sentenza, e rinviato ad altra data per la verifica del programma.

Imputato davanti al collegio un 32enne viterbese, difeso dall’avvocato Francesco Massatani, denunciato dalla ex 23enne dopo essere finita al pronto soccorso di Belcolle la mattina del primo novembre 2021.

Tra loro un colpo di fulmine la sera di Capodanno del 2019, la convivenza già a gennaio 2020, la nascita di un bambino. Ma la coppia sarebbe stata felice solo durante il Covid.

Un amore burrascoso, come sottolineato dal difensore Massatani e dal pm Michele Adragna, che ha chiesto la condanna a un anno e mezzo per il solo episodio finito in ospedale. La parte offesa non era sottomessa, si sarebbe difesa. Ma quelle botte di Halloween hanno lasciato il segno.

Alla prima udienza del processo la stessa vittima, dopo avere riferito di Halloween, ha ammesso di avere sferrato una coltellata all’ex quando era incinta. “Era la vigilia di capodanno 2020. Avevamo amici a cena. Ero stanca delle continue liti e stressata dalla gravidanza. Stavamo discutendo in cucina, mi è caduto l’aglio mentre avevo il coltello in mano e ho perso la pazienza”, ha detto la ventenne, mentre il legale faceva notare come lui non si sia nemmeno fatto refertare.

Nel corso di una delle liti più furibonde, mentre lei, incinta, infilava le sue cose in capienti sacchi per l’immondizia per tornare dai genitori, lui avrebbe dato fuoco in giardino a tutto ciò che la compagna non era riuscita ad arraffare.

“Io prendevo da una parte, lui bruciava dall’altra”, avrebbe detto alla madre, che ha ricostruito l’episodio davanti ai giudici del collegio. “Mia figlia mi ha chiamata chiedendo aiuto, io sono andata a prenderla in auto e quando sono arrivata al cancello, ho assistito alla scena”, ha riferito. 

Era la sera del 31 ottobre 2021 quando il padre l’ha fatta spogliare per vedere se, oltre alle parti scoperte, ci fosse altro, scoprendo che era stata picchiata con un manico di scopa e che aveva lividi su tutto il corpo: “La mattina dopo, il primo novembre, l’abbiamo portata in ospedale. Durante il Covid – ha spiegato  in aula – quando dovevano stare chiusi a casa, andavano d’amore e d’accordo. Come hanno riaperto, la luna di miele è finita, anche se davanti a noi lui non ha mai alzato le mani su nostra figlia”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 ottobre, 2023

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