Viterbo – (sil.co.) – Scappa in pullman col figlioletto malato per sfuggire al compagno che picchia entrambi, ex a processo.
È la storia di una giovane mamma straniera che, per sfuggire al compagno, un connazionale perennemente ubriaco che avrebbe picchiato lei e il figlioletto autistico, lo denuncia ai carabinieri e scappa dall’Italia, facendosi accompagnare dalla barista del locale frequentato dall’uomo alla fermata del pullman in partenza per la Romania.
È successo nell’estate del 2021 in un piccolo centro della provincia di Viterbo. L’uomo, nel frattempo, è finito a processo davanti al collegio con l’accusa di maltrattamenti aggravati in famiglia e all’udienza di ieri, mancando la parte offesa, hanno testimoniato la stessa barista e la titolare del negozio di alimentari vicino casa con cui la presunta vittima aveva fatto amicizia e si sarebbe confidata nei cinque mesi trascorsi in paese prima di decidersi alla fuga. Sarebbero state proprio loro ad aiutarla a mettersi in salvo dandosi alla fuga.
A loro, la giovane avrebbe raccontato di percosse, segregazione, soldi negati per il cibo ma spesi per bere e giocare alle slot machine, mani addosso oltre che a lei anche al figlioletto. Maltrattamenti narrati, che avrebbero avuto anche dei riscontri. “Lei appariva anche fisicamente provata, si vedeva che le prendeva”, “una volta il piccolo aveva un taglio in fronte e ha fatto capire che non poteva dire perché”, hanno detto al pm Michele Adragna.
Poi le minacce di morte “a lei e al figlio”, una volta al bar le avrebbe detto “non devi rompere il c…”,. Ma è emerso di peggio. “Una volta – ha detto la barista – sono stata costretta a chiamare i carabinieri perché si era messo a torso nudo e con una bottiglia vuota di birra in mano minacciava tutti, l’ha obbligata ad andare a casa a prendergli due bottiglie di birra e portargliele in strada”.
Qualche mese dopo averla accompagnata alla fermata del bus per la Romania, la presunta vittima avrebbe mandato dei messaggi Whatsapp alla barista: “Per dirmi che lui minacciava di raggiungerla in Romania, dove era tornata dai suoi genitori, tanto sapeva dove stava, per uccidere lei e il figlio”.
In attesa della prossima udienza, si cercherà di rintracciare la parte offesa all’estero, perché venga in Italia a fornire la sua versione. Altrimenti si procederà con esame imputato, discussione e sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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