Viterbo – (sil.co.) – Bocciato dalla cassazione il ricorso di un pregiudicato 36enne d’origine romena contro la sentenza con cui, il 16 marzo 2021, la corte d’appello di Roma ha confermato la pena di giustizia che gli era stata inflitta in primo grado dal tribunale di Viterbo il 25 maggio 2018 per il reato di tentato furto aggravato.
Imputato un “ladro professionista”, a suo tempo condannato a sei anni e sei mesi di reclusione, diventati sei anni e 3200 euro di multa dopo l’assoluzione in appello, nel 2020, dall’aggravante dell’associazione a delinquere, in quanto responsabile di una pluralità di reati di furto aggravato in concorso e tentato furto aggravato in concorso, ai danni di una pluralità di esercizi commerciali, messi a segno da quattro malviventi col volto travisato da biancheria intima, nella fattispecie dei boxer. La banda avrebbe colpito al nord e nel centro Italia, in particolare nelle Marche.
Secondo la difesa la colpevolezza del 36enne, anche nel caso di Viterbo, sarebbe stata desunta da indizi privi di gravità precisione e concordanza, assumendo che la presenza del ricorrente nei pressi delle aziende dove erano stati commessi furti, ricavata dal sistema di positioning, sarebbe stata inidonea a sostenere l’affermazione di colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, essendo caratterizzata da margini di approssimazione in relazione agli orari in cui le condotte sono state poste in essere, essendo le utenze interessate quasi sempre spente. Né le auto e gli oggetti sequestrati mostrerebbero inoltre un legame dell’imputato coi furti.
Secondo la cassazione, che il 10 giugno 2022 ha rigettato il ricorso contro la sentenza di condanna a sei anni dell’imputato da parte della corte d’appello di Ancona, la traccia del sistema di posizionamento consentiva di collocare l’autovettura usata dai banditi in prossimità di tutte le località dei furti, cui corrispondevano le intercettazioni e gli agganci delle celle telefoniche. Inoltre, prima di ogni colpo i complici acquistavano arnesi da scasso, mentre nel corso del controllo effettuato dai carabinieri di Ascoli Piceno, in data 16 ottobre 2014, sulla Lancia Lybra, con a bordo cinque occupanti, fra cui il 36enne che era alla guida e avrebbe fatto da palo, venivano ritrovati utensili pesanti (mazze, scure spaccalegna, cunei) nonché guanti e pinze e quattro Boxer da uomo compatibili con quelli utilizzati per commettere i furti.
I furti venivano sempre commessi con l’ausilio di due mezzi, preventivamente rubati, dei quali il più pesante veniva usato come ariete per sfondare i bancomat o le colonnine di pagamento del carburante. Terminate le operazioni di sottrazione giungevano il 36enne e un altro complice per recuperare i complici.
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