Viterbo – Fallimento Schenardi, al via davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi il processo per bancarotta fraudolenta all’ex gestore Primo Panaccia e all’ultimo amministratore dell’epoca, Andrea Porta, rimasto in carico solo un anno, prima che lo storico caffè di corso Italia chiudesse i battenti.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Marina Bernini. Ieri è stato il giorno dell’ammissione delle prove, mentre il procedimento entrerà nel vivo, con l’ascolto dei primi cinque testimoni del pm Michele Adragna, tra cui la guardia di finanza, il prossimo 17 settembre.
Sono passati otto anni tra la prima e seconda gestione Panaccia, dal 2004 al 2010 e poi dal 2015 al 2017. La società “Antico Caffè Schenardi srl” è stata dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 3 gennaio 2018. Era il 2004 quando Panaccia rilevò lo storico locale, nel frattempo trasformato, negli anni più bui della sua storia, in un fast food. Non ha funzionato. Ha fallito pure una delle più note catene mondiali di cibo mordi&fuggi.
Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2015 non sarebbero stati dichiarati redditi per oltre un milione e mezzo di euro e evasi circa 400mila euro di Ires. Sarebbe inoltre stata sottratta e distrutta la totalità della documentazione amministrativo-contabile della società fallita. A Panaccia viene inoltre contestata – nella qualità di legale rappresentante dal 16 settembre 2012 alla dichiarazione di fallimento e comunque procuratore dal 27 agosto 2007 della Pans House srl, dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 12 aprile 2016 – la distrazione nell’aprile 2016 di complessivi 360.751,97 euro, essendo a conoscenza dello stato di dissesto della società.
In una intervista rilasciata da Primo Panaccia a Tusciaweb nel giugno 2017, un pesante “j’accuse”.
“Nel 2004 mi hanno fatto fare le uscite di sicurezza, quest’anno mi hanno fatto una multa di 5mila euro perché c’erano e costretto a chiuderle. Poi mi hanno fatto la multa per l’immondizia non raccolta. Se mi fossero venuti incontro, almeno per l’immondizia, invece niente. E’ stato fatto di tutto per combattere Schenardi, invece di sostenerlo. Un locale abbandonato a se stesso”.
Tra le (più) dolenti note, l’affaccio su piazza delle Erbe. “C’era la pedana esterna, mi hanno fatto la guerra finché non l’ho tolta. Avevo proposto di lasciarla almeno per ospitare i portatori di handicap a Santa Rosa, nemmeno quello. L’anno scorso (2016, ndr) ho ritentato col ‘salottino’ di Schenardi in piazza delle Erbe. L’ho dovuto levare, dopo avere speso i soldi, perché, per due mesi d’estate, gli ombrelloni deturpavano la piazza. E’ stato un tutti contro tutti, ho veramente provato una sensazione di solitudine”.
Quindi un paragone. “Mi viene in mente il Caffè Pedrocchi di Padova, anch’esso un locale assolutamente di prestigio, inserito in un contesto sociale molto particolare. Ebbene, il Pedrocchi viene aiutato e supportato, sennò non starebbe ancora lì”, diceva oltre sei anni fa Panaccia, lanciando un’ultima frecciata. Parole affettuose, invece, nei confronti dei proprietari: “A fine avventura voglio dire grazie alla famiglia Orzi. Se c’è qualcuno che mi è stato vicino, che mi ha incoraggiato, spronato, spinto a continuare sono stati loro. Sempre e in ogni momento”. “Auguro a chi verrà dopo di riuscire”, la conclusione.
Un addio.
Silvana Cortignani
– “Il gran caffè di corso Italia? Mai chiesto soldi a nessuno”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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