Carabinieri
Viterbo – Padre denuncia: “Mia figlia minorenne picchiata dal compagno della madre, ma costretta a vivere con loro”. Il genitore all’inizio del mese ha sporto querela per maltrattamenti contro la coppia e chiesto l’affidamento esclusivo della bambina. Ma il giudice, dopo tre settimane col papà, ha disposto diversamente, cioè che la piccola torni con la madre, cui è affidata in esclusiva, e riprenda a frequentare la scuola da cui manca dal 6 novembre. Cinque giorni di tempo ai servizi sociali perché provvedano a restituirla alla madre, anche ricorrendo alla forza pubblica se necessario.
Il genitore, un trentenne che ha sporto querela per maltrattamenti in famiglia contro l’ex e il compagno e ha presentato istanza per l’affidamento esclusivo della piccola, lo scorso 4 novembre ha portato la figlia prima in ospedale e poi con sé, nel centro dove risiede, dopo che la bambina lo ha chiamato in lacrime al telefono supplicandolo di andarla a prendere perché era stata picchiata dal compagno della madre, la quale non avrebbe fatto nulla per fermarlo, per non avere sparecchiato bene la tavola all’ora di pranzo.
La coppia è separata dal 2019 e come detto la bambina è affidata in via esclusiva alla madre. “Da un momento all’altro verranno a prelevarla, perché il 23 novembre un giudice del tribunale di Viterbo, in mia assenza, ha emesso un’ordinanza che prevede che entro cinque giorni torni dalla madre, col coinvolgimento dei servizi sociali e se serve l’intervento della forza pubblica. Un provvedimento preso senza ascoltare la mia versione, dal momento che a me la data dell’udienza è stata notificata solo il giorno dopo, per cui non ero presente”, spiega il genitore.
L’udienza, data l’assenza del padre, è stata rinviata al 12 dicembre, ma il giudice ha ordinato nel frattempo con urgenza il ritorno della piccola a casa della madre e la ripresa della scuola, che la bambina non frequenta da tre settimane.
Si dice disperato Pietro (nome di fantasia): “Si parla tanto di tutela delle donne – sottolinea – ma mia figlia, nonostante una denuncia ai carabinieri per maltrattamenti in famiglia e tre referti del pronto soccorso del 4, 6 e 11 novembre, dovrà tornare in quella casa, dove lei non vuole andare. Sono pronto a fare lo sciopero della fame e a incatenarmi davanti al tribunale perché vengano ascoltate le sue ragioni”.
“L’unica cosa che possiamo fare – spiega l’avvocato Vincenzo Dionisi – è chiedere che l’udienza venga anticipata”. “La minore – ribadisce il legale – si trova presso la residenza del padre perché il convivente della madre l’ha aggredita alla presenza della donna, mettendole le mani al collo, facendola cadere a terra e colpendola al viso, provocandole una ferita al labbro. Questa è la motivazione per cui la bambina si trova presso il padre”.
“Mia figlia ha paura, è terrorizzata. Il pomeriggio del 4 novembre mi ha telefonato piangendo e singhiozzando, implorandomi di andarla a prendere e portarla via da quella casa perché il compagno della madre l’aveva picchiata”, ribadisce Pietro.
L’8 novembre la madre si sarebbe presentata nel centro dove vive l’ex marito scortata dai carabinieri: “Io ho mostrato ai militari la denuncia – spiega Pietro, che nel frattempo ha presentato una integrazione di querela – i carabinieri allora hanno chiesto alla bambina se volesse vedere la madre e la piccola ha risposto di no”.
“Oltre alle querele – conclude Pietro – ho presentato istanza per l’affidamento in esclusiva a me della bambina e l’iscrizione alla scuola del centro dove vivo, considerando che vicino a me abitano anche i nonni e che in casa, oltre alla mia compagna, c’è anche la sorella e le bimbe hanno un ottimo rapporto. Mia figlia sta bene, è serena e vuole restare qui. Non capisco perché non debba essere ascoltata, perché non si debba tenere conto di cosa pensa lei”.
Silvana Cortignani
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