Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Il coordinatore di Forza Italia: "Non puoi chiedere soldi su una cosa che non è tua ma della regione e per quanto riguarda la programmazione delle attività calcistiche servono denaro e mecenati sportivi, altrimenti sono solo fantasie erotiche"

Giulio Marini: “Stadio Rocchi, la manifestazione d’interesse è illegittima e a chi partecipava è stata chiesto anche una retribuzione”

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Viterbo – “La manifestazione d’interesse del comune di Viterbo per la gestione dello stadio Rocchi è illegittima. A chi partecipava è stato chiesto anche una retribuzione. E non puoi chiedere soldi su una cosa che non è tua ma della regione”. Giulio Marini è il coordinatore comunale di Forza Italia, ex deputato e senatore, presidente della provincia dal 1997 al 1999 e sindaco di Viterbo fino al 2013. Infine presidente del settore giovanile della Viterbese all’inizio degli anni 2000.

Infine, “se si vuole programmare l’attività calcistica della città come ha proposto Aronne – ha proseguito Marini – servono i soldi. Tutto il resto sono solo fantasie erotiche. Chiacchiere inutili che non portano a niente. Chi investe su un settore giovanile o su una squadra di livello professionistico dovrebbe invece avere dallo stato la qualifica di mecenate sportivo e ottenere delle defiscalizzazioni”.


Giulio Marini

Giulio Marini


Giulio Marini, l’assessore allo sport Emanuele Aronne ha dichiarato che “Il calcio viterbese non ha mai avuto una programmazione forte né voglia di crescita aziendale”. Lei che ne pensa?
“Il calcio è un’industria molto importante che ha una territorialità enorme. Ogni paese ha una sua squadra di calcio. E Viterbo è un capoluogo di provincia che per una quarantina d’anni ha navigato a livello professionistico. Prima di parlare di programmazione bisogna capire quanto costa un settore giovanile professionistico per una città come la nostra”.

Quanto costa?
“Trecentomila euro. Tra gestione degli impianti sportivi, trasporto, trasferte e quant’altro. E glielo posso dire perché nel 2000 sono stato presidente del settore giovanile della Viterbese e ho speso 300 milioni. Trecento mila euro di adesso”.

Aronne sostiene che se si riuscisse a creare una foresteria le cose potrebbero essere diverse, coinvolgendo anche l’università della Tuscia.
“Anche noi avevamo gli appartamenti per i ragazzi e li seguivamo negli studi. Però sempre 300 milioni costavano”.

La prima squadra invece quanto costa?
“Ecco. Per un campionato di serie C ci vogliono 2 milioni e mezzo di euro. E se vuoi andare oltre, devi spendere molto di più. Siamo quindi su cifre che è difficile reperire sul territorio”.

Come si finanzia una società sportiva?
“Per il 4-5% dai biglietti e poi dalle sponsorizzazioni e dai finanziamenti della federazioni e dei soci. Un giocatore di calcio professionistico costa minimo 30 mila euro all’anno fino a centinaia di migliaia di euro”.

Ma in tal caso una programmazione non può essere d’aiuto?
“Per fare la programmazione servono i soldi e chi investe nei settori giovanili e in una squadra professionistica dovrebbe ottenere la qualifica di mecenate sportivo. E questo non vale solo per il calcio, ma per tutti gli sport”. 

E un mecenate sportivo che vantaggi potrebbe avere?
“Quello della defiscalizzazione, perché farebbe un’attività meritoria per il territorio. Gli atleti che sono legati alle forze armate hanno lo stato come mecenate. E la stessa cosa dovrebbe valere per un privato, incentivandolo a investire sui settori giovanili. Per fare la programmazione serve denaro. Trecento mila euro sono un costo, soldi che non è facile reperire. E ci deve essere anche un tornaconto aziendale. Tornaconto che dovrebbe essere incentivato dallo stato, appunto con una defiscalizzazione. Altrimenti per un imprenditore significa soltanto togliere dei soldi alla propria azienda. L’unico modo è inventarsi una nuova figura, e il mecenate sportivo è quella giusta per permettere ai privati di investire nello sport in generale e nel calcio in particolare, facendo crescere i giovani. Il tutto con tutte le giuste tutele dal punto vista della gestione del bilancio della società che sponsorizza”.


Sport - Calcio - Lo stadio Rocchi visto dall'alto

Lo stadio Rocchi visto dall’alto


Le faccio la tessa domanda fatta all’assessore Aronne. La storia delle squadre cittadine, negli ultimi trent’anni, è anche una storia costellata da fallimenti. Lei che ne pensa?
“Che innanzitutto non è una storia degli ultimi 30, ma che va avanti da almeno 50 anni”.

Si spieghi meglio.
“Dove sono gli imprenditori che hanno investito nel calcio? Soltanto alcuni. E chi lo ha fatto c’ha rimesso”.

Chi sono questi imprenditori?
“Enrico Rocchi, serie C anni ’70. Ricordo splendido sia della persona che della società di allora. Un percorso sportivo che però ha portato a difficoltà economiche non da poco. Poi Natali, e pure lui ha vissuto problemi economici piuttosto rilevanti. Stessa cosa dicasi per Angelo Venanzi. Dopodiché Gaucci, una meteora. Angelo Deodati che ci ha portato in serie C negli anni ’90. Stefano Menghini. Capucci, finito con un fallimento. Aprea. Tutte persone che si sono impegnate, ma il risultato non è stato quello sperato. Il tutto con difficoltà economiche enormi. Non di programmazione. Cose serie”.

Pure Piero Camilli, che portò il Grosseto in serie B, a un certo punto se ne andò. In contrasto anche con la tifoseria.
“Arriviamo allora ai perché”.

E quali sono?
“Il sostegno per arrivare alle cifre che dicevamo non è facile da programmare. Tu non puoi reggere da solo per decenni. Perché si tratta di impegni aziendali che hanno una portata enorme. Soprattutto per le aziende viterbesi. Dov’è l’utilità per l’imprenditore di un capoluogo di provincia a sponsorizzare una squadra di calcio? L’unica certezza è che senza soldi non si fa programmazione. Tutto il resto sono solo fantasie erotiche. Chiacchiere inutili che non portano a niente. Programmazione significa denaro. Non solo, i costi per il calcio non sono paragonabili a quelli di altri sport. Una squadra di serie C costa. E anche squadre di serie D, Eccellenza, Promozione… non costano di meno”.

Sulla vicenda della gestione dello stadio Rocchi, lei come avrebbe agito? Condivide la scelta della manifestazione d’interesse fatta dall’amministrazione della sindaca Chiara Frontini?
“Non conoscendo il disegno che l’amministrazione vuole portare avanti, non posso esprimere un parere”.


Viterbo - La sindaca Chiara Frontini

Chiara Frontini


Non crede però che la manifestazione d’interesse sia una procedura trasparente fatta all’insegna del rispetto delle regole?
“Vuole che le dica il mio punto di vista?”

Sì.
“Però tengo prima a precisare che non volevo entrare in questa questione”.

Perché?
“Perché sono sei mesi che vengo coperto di insulti, bugie e volgarità. Grazie a Dio la sindaca Frontini nel suo video ha detto che non ci sono complotti di cui avrei fatto parte in merito alla situazione della manifestazione d’interesse, assolvendomi da tutto. Una situazione in cui mi sono però sentito giudicato e condannato senza sapere il perché. E senza aver fatto niente”.

Giudicato e condannato da chi?
“Dalla tifoseria e da chi ha pensato che ci fossero chissà quali idee per contrastare le scelte fatte dall’amministrazione che invece è stata libera di fare ciò che voleva, e l’ha fatto”.

Ha fatto una manifestazione d’interesse cui ha partecipato la Faul Cimini che si sarebbe ritirata per problemi con l’Agenzia delle entrate. 
“Allora entro nel merito”.

E qual’è il merito?
“Nel 2014 durante un consiglio comunale, la giunta era quella del sindaco Leonardo Michelini, il delegato allo sport, il consigliere Sergio Insogna, nel corso del dibattito per l’approvazione del regolamento degli impianti sportivi, disse di essere stato costretto a fare un emendamento perché l’impianto Rocchi non era di proprietà del comune ma della regione Lazio, togliendolo in tal modo dagli impianti a disposizione del comune. Sergio Insogna, in quel momento, rendendosi conto che quell’impianto non era del comune, lo leva dalle varie procedure pubbliche”. 

E questo cos’ha comportato?
“Ha comportato che la giunta poteva affidare lo stadio al di fuori dell’approvazione del consiglio comunale. Perché a quel punto vigeva la delibera regionale del 1987 che dava all’amministrazione comunale lo stadio per svolgere l’attività calcistica. Ma nonostante il Rocchi non fosse di proprietà comunale ma regionale, si è deciso lo stesso di affidare lo stadio tramite avviso pubblico. Cosa che non era necessaria, proprio perché la proprietà non era comunale, ma regionale. Si poteva semplicemente mandare un’informativa alla regione dicendo che lo stadio era stato affidato a tizio o a caio. E non lo dice Giulio Marini. Lo dice Sergio Insogna che nel 2014 fa un emendamento togliendo il Rocchi dalla disponibilità del comune di Viterbo. In sintesi, il consiglio comunale non ha alcuna valenza sullo stadio Rocchi. E non puoi chiedere i soldi su una cosa che non è tua.

Che significa?
“Significa che con la manifestazione d’interesse il comune ha chiesto un emolumento a chi partecipava, cioè una retribuzione per una prestazione d’opera. Se Sergio Insogna ha tolto dal regolamento il Rocchi perché è di proprietà regionale, perché si è fatto in modo che fosse invece di proprietà del comune?”


Emanuele Aronne

Emanuele Aronne


Ma non c’è un emendamento del consiglio regionale che attribuisce la proprietà del Rocchi al comune?
“Sì, ma è stato approvato ad agosto. La manifestazione di interesse è precedente, è di luglio quando ancora il Rocchi era di proprietà regionale”.

Quindi lei sta sostenendo che la manifestazione d’interesse del comune di Viterbo è illegittima?
“Certo, la manifestazione d’interesse del comune di Viterbo per la gestione dello stadio Rocchi è illegittima. Lei però con queste domande sta mettendo il sale sulla piaga”.

Che vuol dire?
“Vuol dire che l’atto di consiglio ha qualche lacuna”.

L’atto di consiglio che ha approvato la manifestazione d’interesse?
“Certo”.

E la lacuna sarebbe forse la retribuzione che sarebbe stata chiesta con la manifestazione d’interesse e che, secondo quanto lei mi sta dicendo, non si sarebbe invece potuta chiedere?
“Certo”. 

E secondo lei come andava risolta la questione dell’affidamento del Rocchi?
“Prendendosi carico delle scelte che si fanno”.

Con un affidamento diretto?
“Certo”.

Come sta facendo adesso l’amministrazione?
“Come è sempre stato fatto. La situazione è degenerata a luglio, nel consiglio comunale, con l’approvazione della manifestazione d’interesse da parte di quest’ultimo”.

Una manifestazione d’interesse che lei ritiene illegittima…
“Certo. Tanto per essere chiari: se Sergio Insogna nel 2014 leva dal regolamento il Rocchi perché non è di proprietà comunale, significa che quell’impianto non è il nostro. Se invece 9 anni dopo dici che è nostro, allora… o ha sbagliato Insogna nel 2014 o ha sbagliato Frontini nel 2023”.

Insomma, secondo lei, la giunta Frontini avrebbe fatto i conti senza l’oste?
“Certo. A meno che non si voglia dire che nel 2014 Insogna era ubriaco”.

Daniele Camilli


Articoli: Frontini: “Non si poteva chiudere un occhio, la società non era in regola” – Emanuele Aronne: “Il calcio viterbese non ha mai avuto una programmazione forte né voglia di crescita aziendale”


Condividi la notizia:
1 dicembre, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/