Ismail Rebeshi
Viterbo – Spaccio di droga e pistole in pugno sul litorale romano, confermata dalla cassazione la condanna a 10 anni e otto mesi di reclusione e 32mila euro di multa inflitta il 22 settembre 2022 in secondo grado al boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi, in carcere dal 28 novembre 2018 e detenuto dal 2019 al reparto 41 bis del penitenziario di Cuneo.
Si tratta dell’operazione Sottovuoto, nell’ambito della quale l’ex imprenditore quarantenne d’origine albanese – trapiantato da anni a Viterbo dove, oltre agli affari illeciti in loco e in trasferta, gestiva un autosalone e locali da ballo per stranieri – è stato condannato in primo grado dal tribunale di Roma, il 4 novembre 2021, a 16 anni di carcere.
Rebeshi è stato raggiunto dalla misura cautelare in carcere il 9 febbraio 2021 per fatti avvenuti nel periodo maggio 2018-giugno 2019. L’operazione “Sottovuoto” è scattata al culmine di un’inchiesta della squadra mobile di Roma che ha smantellato una banda di 11 spacciatori italo-albanesi, di cui Rebeshi sarebbe stato il principale fornitore, attiva sul litorale romano tra Ardea e Pomezia.
Gli italiani sarebbero stati “usati” per nascondere la droga nelle loro attività commerciali, come un’azienda agricola al Laurentino. i cui due titolari ove i titolari avrebbero fatto da “rette”, nascondendo la marijuana per conto dei trafficanti, ai quali sono stati sequestrati oltre 30 chili di erba.
Operazione “Sottovuoto”
Definitiva anche la condanna a 7 anni e 38mila euro di Mariglen Mucaj, ovvero l’albanese 39enne detto “Lele”, che sarebbe stato ai vertici della banda, “soggetto di notevole caratura delinquenziale”, che avrebbe girato armato di pistole con il colpo in canna per impaurire i rivali in affari.
Secondo le intercettazioni, Rebeshi sarebbe stato l’unico in grado di mettersi sullo stesso piano di Lele, che in un’occasione si sarebbe fermato davanti a lui prima di premere il grilletto, raccontando poi al telefono, sentito dagli investigatori. “Stavo per spararmi con quello di Viterbo, per questo mi sono raffreddato”, avrebbe detto Lele riferendosi a Ermal, come lo chiamavano i sodali.
Rebeshi secondo l’accusa avrebbe ceduto alla banda, tra l’8 maggio e il 18 ottobre 2018, 9,5 chili di marijuana, un quantitativo di sostanza stupefacente non individuata del valore di 21mila euro e 538 grammi di eroina. Chiamato “quello di Viterbo” è stato identificato grazie alle intercettazioni dirette che hanno riguardato la sua utenza, che hanno consentito di ricollegare al boss le conversazioni in cui si menziona il soggetto di Viterbo.
Operazione “Sottovuoto”
Sono state pubblicate il 17 ottobre le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 7 luglio, i giudici della quarta sezione penale della suprema corte, presieduta dal magistrato Emanuele Di Salvo, hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dallo storico difensore Roberto Afeltra, confermando la sentenza con cui la corte d’appello, riconoscendo la continuazione, aveva praticato al boss uno “sconto” di oltre cinque anni. Secondo la difesa, in appello, Rebeshi aveva prestato il consenso a una pena di 9 anni e mezzo di reclusione, per cui il procuratore generale, per la modifica, avrebbe dovuto acquisire nuovamente il consenso dell’imputato.
“In primis va rilevato che il difensore dell’imputato Ismail Rebeshi era munito di regolare procura speciale (…) che non recava l’indicazione della pena e comunque non risulta aliunde che l’imputato la avesse rilasciata specificamente in relazione ad una determinata pena già quantificata”, si legge tra l’altro nelle motivazioni del rigetto del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Silvana Cortignani
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