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Tribunale - A suo tempo è stato arrestato ed è rimasto sette mesi e mezzo ai domiciliari

Moglie e figli lo accusano di maltrattamenti, militare sospeso dal servizio e condannato a tre anni

di Silvana Cortignani
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Viterbo – È stato condannato a tre anni di reclusione e a risarcire le vittime il militare che secondo la ex avrebbe spezzato un dente al figlio durante una delle tante scenate per cui è finito a processo davanti al collegio per maltrattamenti in famiglia.

Maltrattamenti in famiglia nonché violenza sessuale ai danni della moglie e madre dei suoi due figli, che lo ha denunciato ai carabinieri il 28 febbraio di tre anni fa e si è costituita parte civile anche per i figli al processo.

La donna, venuta in tribunale coi figli, era presente in aula alla lettura della sentenza. La coppia si sarebbe conosciuta in chat e sposata nel giro di appena sei mesi. La pm Chiara Capezzuto aveva chiesto una pena di due anni per l’imputato, rimasto ai domiciliari per sette mesi e mezzo e sospeso dal servizio a causa della denuncia. 


Tribunale di Viterbo - La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022

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Durissimo l’avvocato di parte civile della ex e dei figli della coppia, Valeria Cardarelli, che ha parlato di “donna coraggiosa” per essere riuscita a darci un taglio dopo anni di vessazioni, pagando caro una decisione che le è costata sacrifici per sé e la prole. Durissimo anche il difensore Enrico Valentini, che ha invece definito l’imputato “un uomo distrutto da menzogne disgustose”, che sarebbero maturate nell’ambito di una travagliata separazione.

“Il mio assistito – detto durante la discussione e ribadito dopo la sentenza il difensore Valentini – è stato arrestato, sospeso dal lavoro e poi condannato in primo grado sulla base delle dichiarazioni di una donna che ha accusato il suocero di violenza sessuale sulla nipote, una denuncia che è stata archiviata e per cui stiamo valutando se ci siano i presupposti per procedere a una querela per calunnia”.

A suo tempo le dichiarazioni dei minori furono cristallizzate in sede di incidente probatorio. “Ebbene, tra le tante incongruenze che sono venute fuori, c’è che prendevano schiaffi da entrambi i genitori, ma gli schiaffi della madre li hanno chiamati ‘mezzi di correzione’, mentre quelli del padre ‘percosse’. Una curiosa coincidenza”.

Tra le accuse l’avere minacciato la moglie con la pistola d’ordinanza e aver spezzato un dente al figlio, secondo la difesa senza riscontri.

La relazione, secondo l’avvocato Cardarelli, sarebbe stata caratterizzata dalla gelosia ossessiva dell’imputato nei confronti della moglie.

“Lei per anni ha pensato che fosse per troppo amore – ha sottolineato la legale di parte civile – limitandosi a fare la moglie e mamma e basta, costretta a subire umiliazioni e privazioni davanti ai figlioletti quando secondo il marito non era all’altezza. Poi, quando lei ha scoperto un minimo di autonomia grazie al lavoro in un ristorante, la situazione è precipitata. Lui telefonava e piombava nel locale a tutte le ore solo per continuare ad avere il controllo su di lei”.

“È stata una donna coraggiosa – ha concluso la legale – perché denunciando il marito è rimasta sola, senza soldi e senza casa, privando i figli di tanti beni materiali, ma insegnando al figlio maschio cosa è il rispetto e alla figlia femmina a non abbassare la testa”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 gennaio, 2024

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