Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In relazione alla vicenda del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, vorrei approfondire alcune considerazioni espresse su questo sito dal fisico Luca Romano.
Come già ribadito in altre occasioni, le motivazioni contro la scelta di Sogin, nell’individuare 21 siti idonei nel Viterbese su 51 in tutta Italia, si basano su valide basi scientifiche, e non su un’avversione preconcetta contro il nucleare.
Infatti, la Guida tecnica 29 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che doveva essere utilizzata da Sogin per individuare i siti più idonei, riporta testualmente (a pagina 7): “Sono da escludere le aree caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo”, specificando che tali risorse possono essere energetiche, minerarie e idriche.
Senza voler puntualizzare sul fatto che le analisi condotte da Sogin sono basate su informazioni non aggiornate, anche prendendo per buone le conclusioni riportate nelle varie relazioni tecniche che accompagnano ciascuna area idonea, si evince che ben 20 siti su 21 sono localizzati sopra un acquifero vulcanico o sabbioso-conglomeratico, con addirittura almeno 4 casi di captazione ad uso pubblico idropotabile.
Se ci limitiamo a considerare le zone idonee dell’area occidentale, dagli stessi rapporti della Sogin emerge che la falda freatica è spesso prossima alla superficie, o al massimo posta a profondità di poche decine di metri: si tratta di valori troppo modesti per garantire, nel caso di accidentali sversamenti di sostanze radioattive (che non possiamo escludere al 100 %), la salvaguardia degli acquiferi, a causa della buona permeabilità dei terreni interposti tra il futuro deposito e la falda.
Per il sito rimanente, non si può escludere comunque la presenza di un acquifero sabbioso o sabbioso-conglomeratico, visto che la relazione prodotta da Sogin si basa su cartografie di validità regionale, quindi con un dettaglio insufficiente per il tipo di opera in progetto.
La soluzione dell’autocandidatura di Trino Vercellese sarebbe paradossale, perché significherebbe battezzare come idonea un’area che era stata esclusa sin da subito, tanto che non rientrava nemmeno nella prima lista delle aree potenzialmente idonee. E giustamente, visto che ci troviamo su una zona colpita recentemente da fenomeni alluvionali, all’interno del bacino di uno dei maggiori corsi d’acqua d’Europa.
Ed il plauso per tale scelta da parte dell’attuale Ministro dell’Ambiente mostra come si ignori qualsiasi criterio scientifico, come già avvenuto quando lo stesso Ministero ha avallato senza alcuna obiezione la nuova lista dei siti idonei, ignorando le molteplici osservazioni tecniche contrarie, prodotte da docenti universitari e geologi locali.
Sono perfettamente d’accordo che non possiamo più posticipare la realizzazione del Deposito Nazionale, purché vengano rispettate le più basilari prescrizioni scientifiche.
Per finire, anche se non riguarda le mie competenze, ci terrei a sottolineare che il Viterbese, pur non essendo purtroppo rinomato a livello internazionale come la Toscana, vanta molte produzioni agricole di indubbia eccellenza; due fra tutte, l’Olio Extra-Vergine di Canino che si fregia già da oltre 20 anni del marchio Dop, e l’Asparago verde di Canino che ha di recente ottenuto la certificazione Igp a livello europeo, sarebbero direttamente interessate dalla scelta del sito che ospiterà il Deposito.
Antonio Menghini
Geologo e Geofisico Senior
Membro dell’Iah (International Association of Hydrogeologists)
Editore Associato della rivista Acque Sotterranee (Italian Journal of Hydrogeology)
– Il fisico Luca Romano: “Troppi pregiudizi sul deposito di scorie radioattive, la provincia di Viterbo ne avrebbe bisogno”
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