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Tribunale - In quattro sono imputati di tentata truffa in concorso - Sacerdote e monaca invece di cadere nel tranello li hanno denunciati

Parroco smaschera la banda del finto bonifico, un mese dopo altra truffa sventata dalle suore

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Bagnoregio – (sil.co.) – Parroco di Civita di Bagnoregio smaschera banda del finto bonifico, un mese dopo colpo analogo sventato dalle suore a San Martino di Castrozza.


Civita di Bagnoregio - La chiesa di San Donato

Civita di Bagnoregio – La chiesa di San Donato


È ripreso davanti al giudice Silvia Bartollini il processo ai quattro presunti truffatori denunciati a novembre 2018 dal parroco di Civita di Bagnoregio. Il religioso ha smascherato in tempo la banda del finto bonifico cui avrebbe dovuto versare 4500 euro su due carte PostePay per avere 22.500 euro dal comune. Era il 20 novembre di sei anni fa.

Un mese dopo i banditi avrebbero tentato un colpo analogo in un convento di suore di San Martino di Castrozza, che anche in quel caso non sono cadute nel tranello e insospettite hanno allertato i carabinieri incastrando i quattro presunti truffatori, almeno uno dei quali avrebbe agito anche nel Viterbese. 

Vittima, padre Luca Viberti, parroco della chiesa di San Donato, a Civita di Bagnoregio. Imputati un 58enne originario del Marocco e tre italiane di 58, 40 e 32 anni. La quarantenne e la trentaduenne difese dall’avvocato Alberto Parroccini del foro di Viterbo. 


Carabinieri

Carabinieri


Ieri, per la difesa del 58enne originario del Marocco ma domiciliato in provincia di Torino, sono stati sentiti due carabinieri venuti apposta da Trento, i quali avrebbero dovuto dimostrare, secondo la legale dell’imputato, che all’epoca dei fatti aveva riconsegnato il documento di identità quando fu intestata a suo nome una scheda telefonica si cui lui non poteva essere l’effettivo titolare. Scheda che però non è risultata essere quella al centro delle indagini che hanno permesso agli investigatori di risalire ai quattro imputati di truffa in concorso a Viterbo.

I militari venuti da Trento, nella primavera del 2019, identificarono i quattro malviventi che il precedente 18 dicembre avrebbero tentato un colpo analogo, tentando di truffare 5mila euro alle suore di Primiero San Martino di Castrozza, smascherati da una monaca che non cadde nel tranello. Come nel Viterbese, avrebbero parlato di un problema col comune relativo a un contributo economico edilizio per i lavori di ristrutturazione dello stabile.

La banda, che avrebbe avuto base in Piemonte, avrebbe contattato  telefonicamente il monastero della Clarisse Cappuccine col chiaro intento di raggirare le religiose e di carpire fraudolentemente la cospicua somma di denaro. 

I fatti di Bagnoregio risalgono a un mese prima, il novembre 2018 quando il religioso, appartenente all’ordine “Fraternità della Santissima Vergine Maria”, fu chiamato sulle utenze del convento da un uomo che, spacciandosi per un impiegato delle poste, lo informava dell’esistenza di un bonifico bloccato di 22.500 euro disposto dal comune.

Per poterlo ritirare, secondo l’interlocutore, sarebbe stato necessario che l’ordine religioso versasse 2500 euro su una carta PostePay e ulteriori 2000 euro su un’altra carta PostePay, dandogli il nominativo e il numero di telefono di una terza persona, un collega che si sarebbe occupato materialmente dei bonifici.

Non appena terminata la conversazione, per rendere ancora più credibile il raggiro, il religioso sarebbe stato chiamato, sempre sulle utenze del convento, da una sedicente “dottoressa” del comune di Bagnoregio.

Si torna in aula in autunno.


– Parroco smaschera banda del finto bonifico, quattro alla sbarra per truffa in concorso


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 febbraio, 2024

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