Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Venerdì 22 marzo, nell’aula magna del liceo delle scienze umane e musicale “Santa Rosa”, alcune classi dei diversi indirizzi dell’istituto si sono ritrovate per accogliere Mauro Geraci, cantastorie nonché professore di antropologia culturale dell’Università di Messina.
L’evento, organizzato dalla commissione biblioteca in seno alle celebrazioni del Dantedì e fortemente caldeggiato dal dirigente scolastico Alessandro Ernestini, è stato organizzato da un team di alunni. Una speciale lezione-concerto che ha costituito un significativo momento di confronto tra i valori del mondo medievale e quelli della società odierna. Il tema, di grande attualità: la figura della donna.
Partendo dall’esperienza stilnovista di Dante, l’excursus di Geraci, in dialogo con gli alunni, ha toccato la figura di Piccarda Donati, per poi giungere a casi di femminicidio tratti dalla tradizione popolare ma anche legati alla cronaca più recente: come le storie della baronessa di Carini e di Marta Russo. Si è parlato anche di catcalling e di mercificazione del corpo femminile.
Sulle orme di Ignazio Buttitta, Mauro Geraci trova ispirazione a partire dalla “piazza del popolo”. Il suo intento è quello di comunicare e trasmettere senso di libertà a tutti coloro che incontra attraverso storie o ballate, comiche o drammatiche, cantate in italiano o in dialetto siciliano. Invita tutti a riflettere sui drammi che affliggono la contemporaneità in cui viviamo, che può portarci, a volte, addirittura a morire, letteralmente o metaforicamente.
Uno dei temi che Geraci sottolinea è quello dell’utilizzo della tecnologia che pian piano, senza che ci accorgiamo di nulla, ci sta fagocitando. Il rischio è che non ci si renda più conto di ciò che accade al di fuori dei social, che utilizziamo per un numero di ore di cui non siamo neanche consapevoli. È così che rischiamo di perdere fiducia in battaglie importanti, mentre durante le nostre ore di distrazione si prendono decisioni alle nostre spalle.
Tommaso Gabrielli
3AM del liceo “Santa Rosa”
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