Viterbo – (sil.co.) – Contro l’emergenza carceri, penalisti viterbesi a Roma nel giorno dell’astensione.
Nuova protesta nazionale degli avvocati penalisti italiani che oggi anche a Viterbo si asterranno per un giorno da ogni attività giudiziaria nel settore penale, ad eccezione dei processi con gli imputati sottoposti a misura di custodia cautelare.
A ricordarlo utenza e colleghi sono il presidente della camera penale del capoluogo Remigio Sicilia e il vicepresidente e referente per il Lazio dell’osservatorio carcere dell’Unione delle camere penali Marco Russo.
“In occasione della giornata di astensione la giunta dell’Unione delle camere penali italiane, tra cui la “Ettore Mangani Camilli” di Viterbo – ricordano Sicilia e Russo – invitiamo nuovamente tutti gli iscritti a recarsi a Roma, alle ore 14, per partecipare alla manifestazione che si terrà con tutte le associazioni sensibili a tale emergenza e con i rappresentanti della politica favorevoli all’adozione di strumenti immediati, volti alla soluzione della crisi in atto, in piazza dei Santi Apostoli”.
“Il consiglio direttivo – si legge in una nota della camera penale di Viterbo – condivide assolutamente le problematiche attinenti l’esigenza di intervenire sul fenomeno dei suicidi in carcere, e sulla necessità di attuare rimedi idonei a scongiurare la morte, per malattia o per suicidio, negli istituti penitenziari nonché in generale per interrompere il sovraffollamento carcerario ed intervenire sulla ormai nota carenza negli organici di agenti penitenziari, di medici, di psichiatri e di operatori sociali, e non ultimo per prevenire nuovi episodi di violenze sui detenuti e quindi, e principalmente, intervenire nell’opera di persuasione del governo e della politica tutta sulla necessità di attuare rimedi efficaci in tempi ormai da ritenersi obbligatoriamente ristretti”.
“Com’è stato ricordato nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani, dal titolo ‘Il processo come ostacolo, il carcere come destino’ – si legge nella delibera del 2 marzo – il numero di detenuti, superiore alle 60mila unità e con un aumento costante di circa 400 detenuti al mese, ha raggiunto quote prossime a quelle che nel 2013 hanno condotto la Corte Edu a emettere la sentenza ‘Torreggiani’, con la quale l’Italia è stata condannata per la persistente violazione del divieto di infliggere pene o trattamenti inumani ai detenuti”.
“Il fenomeno dei suicidi avvenuti in carcere nei primi 58 giorni del 2024 – ricordano i penalisti – è in continua ascesa, circa uno ogni due giorni, e appare oramai improcrastinabile un immediato intervento del Governo e della Politica, tutta, al fine di arginare la strage in atto, mentre il sovraffollamento carcerario, la patologica carenza negli organici di agenti penitenziari, di medici e psichiatri e di operatori sociali acuiscono le già penose condizioni di vita dei detenuti”.
“Nonostante l’emergenza umanitaria in atto imponga un cambio di passo immediato, non si è ancora registrata una chiara e netta presa di posizione del governo. Per questo occorre sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, persuadere il governo, il parlamento e la politica tutta circa la necessità di adottare atti di clemenza generalizzati, quali l’indulto o l’amnistia, legiferare urgentemente in materia di concessione della liberazione speciale anticipata, introdurre il sistema del ‘numero chiuso’ ovvero ogni altro strumento atto a limitare in futuro il ripetersi del fenomeno del sovraffollamento”.
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