Orte – (sil.co.) – È finito a processo per spaccio solo perché tre amici fermati sulla stessa macchina lo hanno indicato ai carabinieri come colui che aveva fatto materialmente rifornimento di 83,5 grammi di hashish presso un pusher della capitale, nonostante lui non si trovasse a bordo della vettura. La droga era nascosta nel reggiseno di una passeggera.
Carabinieri al casello autostradale di Orte – foto di repertorio
I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 9 giugno del 2020 quando, in piena pandemia, i carabinieri di Orte fermarono per un controllo, al casello dell’Autosole, una Renault Clio proveniente daRoma con tre persone a bordo: una ventenne alla guida, un’altra ragazza sul sedile passeggero e un giovane seduto dietro.
“Sono apparsi nervosi, quindi li abbiamo invitati a scendere per il controllo e la passeggera che era seduta al fianco della conducente ha tirato fuori spontaneamente dal reggiseno un involucro che poi si è scoperto contenere 83,5 grammi di hashish”, ha spiegato uno dei militari che hanno condotto l’operazione al giudice Jacopo Rocchi, davanti al quale è finito a processo per detenzione ai fini di spaccio l’insolito imputato, che non era a bordo al momento del fermo, difeso dall’avvocato Alessandro Nicola Cozza Caposavi.
Gli unici riscontri a suo carico sarebbero state le dichiarazioni rilasciate dai tre amici che, condotti in caserma, avrebbero fatto il suo nome quale acquirente dello stupefacente.
A confermarlo la ragazza che era alla guida dell’utilitaria, la quale, sentita come testimone, ha spiegato come da Viterbo per Roma fossero partiti in quattro. “In caserma abbiamo spiegato che con noi tre c’era anche l’imputato che, siccome conosceva il pusher, si è fatto accompagnare sotto casa sua a Roma, è salito e quando è sceso ha dato l’involucro all’altra ragazza che lo ha nascosto nel reggiseno. Poi lui lo abbiamo lasciato a Roma, perché doveva fare una visita, mi pare per un problema a un orecchio, e noi siamo tornati a Viterbo”, ha raccontato, dicendo di non avere visto alcun passaggio di denaro in macchina.
Niente è emerso oltre all’acquisto dello stupefacente. Niente che potesse essere riconducibile a un’attività di spaccio. Motivo per cui lo stesso giudice ha revocato tutti gli ulteriori testimoni, invitando le parti a concludere.
Sia l’accusa che la difesa hanno chiesto l’assoluzione dell’imputato. L’avvocato Cozza Caposavi con formula piena, non essendoci alcun elemento di prova contro il suo assistito.
Il giudice gli ha dato ragione, assolvendo l’imputato “perché il fatto non sussiste”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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