Carabinieri – Immagine di repertorio
Civita Castellana – (sil.co.) – Pretendeva metadone per una settimana brandendo un seghetto a serramanico contro una dottoressa e un’infermiera del Serd: “Sennò faccio un macello”. È stato condannato ieri a otto mesi di reclusione con sospensione della pena e non menzione il tossicodipendente di Civita Castellana finito a processo davanti al collegio per rapina a mano armata.
Era la mattina del 18 febbraio 2019 quando, prima di essere arrestato dai carabinieri, l’imputato ha terrorizzato le vittime armato di un seghetto a serramanico.
Prima della discussione, il difensore Gaia Lodovica Cossio di Codroipo, chiedendo di ascoltare il fratello e il datore di lavoro, ha sottolineato come volesse sentirli per dimostrare che il piano terapeutico del suo assistito prevedeva effettivamente l’affidamento di una settimana di terapia alla volta e come il seghetto fosse soltanto un attrezzo di lavoro.
Il pubblico ministero Michele Adragna, riqualificando il reato in violenza privata, ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione. Il collegio, dopo una breve camera di consiglio, ha condannato l’imputato a otto mesi.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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