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Tribunale - Tentato femminicidio Capranica - Difesa e parte civile ai ferri corti - La vittima stava facendo la valigia per lasciarlo - L'uomo imputato di tentato omicidio

Ex poliziotto sferrò cinque coltellate alla ex, scintille in aula

di Silvana Cortignani
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Carabinieri e 118

Sul posto carabinieri e 118 – foto di repertorio


La pm Chiara Capezzuto

La pm Chiara Capezzuto

Capranica – Colpì con cinque coltellate la ex che stava facendo la valigia per lasciarlo, rinviata al prossimo 2 luglio la discussione.

È il processo per tentato omicidio a carico di Alberto Aniello, l’ex poliziotto sessantenne che nel primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 per poco non ha ucciso la compagna 57enne d’origine polacca, raggiunta da tre fendenti all’addome e due alla schiena, uno dei quali vicinissimo al cuore. 

Uno dei fatti di sangue più cruenti ai danni di una donna avvenuti di recente nel Viterbese, a Capranica. L’imputato è stato rimesso in libertà il 9 settembre 2022 per decorrenza dei termini, prima della fine del processo di primo grado, dopo un anno e otto mesi trascorsi nel carcere viterbese di Mammagialla. 

Ieri è stato ancora una volta protagonista l’avvocato di parte civile Alessia Moscardelli, in sostituzione della collega Ernestina Portelli che, tra le altre cose, ha chiesto l’acquisizione di una foto recente dell’imputato a una festa di compleanno, pubblicata su una piattaforma, quindi di alcuni certificati medici in lingua polacca che attesterebbero le tuttora precarie condizioni di salute della vittima, cui la pm Chiara Capezzuto non si è opposta, contrariamente ai difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi con cui sono state scintille.  

“Non era più lui per l’idrocefalo normoteso”, secondo il perito del tribunale che, oltre a parlare di disturbo ossessivo-compulsivo della personalità, ha parlato a suo tempo in aula della patologia di cui soffrirebbe il sessantenne, ovvero l’idrocefalo normoteso, definita per i non addetti ai lavori come “acqua al cervello”, una patologia neurologica che gli avrebbe provocato un cambiamento di personalità (“coloro che ne soffrono non sono più loro”) e anomalie del comportamento (“spendeva troppo, sperperava per accontentare la sua compagna”, e ancora “aveva un coinvolgimento adolescenziale con la polacca, tipo un 14enne”). 

“Spinto ad accoltellare dalla paura dell’abbandono”. Secondo lo psichiatra Roberto Biagiotti, la paura dell’abbandono, che dopo la separazione dalla moglie, a novembre 2016, lo avrebbe spinto a  tagliarsi le vene, lo avrebbe invece spinto, il 29 gennaio 2021, ad accoltellare la compagna che lo stava lasciando. “Potrebbe farlo di nuovo, in analoghe circostanze, senza una terapia adeguata”, ha detto il perito a proposito della pericolosità sociale. 

È finita che il collegio ha rinviato a luglio per la sola valutazione della documentazione prodotta dall’avvocato di parte civile e procedere con la discussione. 

Dell’accoltellamento Aniello, il cui esame risale all’11 aprile dell’anno scorso, ha detto in tribunale di non ricordare nulla: “Per non vedere che se ne stava andando via, mentre si preparava ho ingoiato un flacone intero di Xanax e una scatola di sonniferi. Mi sono risvegliato in ospedale la sera del 30 gennaio in ospedale, quando sono venuti a prendermi i carabinieri per portarmi al carcere di Vasto”. 

Secondo la perizia medico legale e psichiatrica affidata dal tribunale a due consulenti, illustrata in aula il 13 settembre 2022 dalla dottoressa Giorgia Ciancolini e il successivo 6 dicembre dal dottor Francesco Biagiotti, la coltellata che ha sfiorato il cuore della vittima poteva ucciderla, mentre la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti sarebbe stata fortemente scemata. A giungere a quest’ultima conclusione è stato il dottor Biagiotti, anche ieri duramente contestato dall’avvocato Moscardelli.

Tre i coltelli da cucina, dello stesso set, usati dall’imputato contro la compagna: da 8, 13 e 18 centimetri. “La parte offesa non è mai stata in pericolo di vita, ma il colpo sferrato sotto il seno destro, che ha provocato lacerazioni e contusioni al polmone nonché sfiorato il cuore, poteva essere mortale”, ha detto in aula il medico legale Giorgia Ciancolini. 

L’accoltellamento è avvenuto attorno alle 14, 20 del 29 gennaio di tre anni fa. L’allarme dato dal vicino che per primo ha soccorso la 55enne, è scattato alle 14,26. Per primo è giunto un carabiniere della locale stazione. Alle 14,40 è arrivato il 118. L’ambulanza è ripartita con la paziente a bordo alle 15,20, dopo che i sanitari hanno medicato sul posto le ferite.

La vittima è giunta al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle alle 15,50 con un codice rosso. Alle 2 di notte la parte offesa è stata condotta in sala operatoria dove le è stato apposto il drenaggio per il pneumotorace derivato dal colpo che ha raggiunto il polmone e sfiorato il cuore.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 maggio, 2024

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