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Tribunale - L'imputato di stalking, violazione di domicilio e danneggiamento il giovane compagno della figlia

Suocera costretta a cambiare casa dal genero: “Non è vero che hai il cancro, ti sei inventata tutto”

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Viterbo – (sil.co.) – Costringe la suocera a cambiare casa di nascosto per paura che il suo aguzzino, ovvero il giovanissimo genero la trovi e riprenda a perseguitarla. Per questo un 29enne, difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi, è finito a processo davanti al giudice Ilaria Inghilleri con le accuse di stalking, violazione di domicilio e danneggiamento. “Non è vero che hai il cancro, ti sei inventata tutto per impietosire tua figlia”, sarebbe arrivato a dire l’imputato alla presunta vittima.


Aggressione - Foto di repertorio

Aggressione – Foto di repertorio


Giovedì, nel corso di un’udienza molto tesa, ha testimoniato in tribunale la presunta vittima. I fatti risalgono al 2019-2020 e sono avvenuti in un centro della Teverina, da dove un paio di mesi fa l’imputato sarebbe stato allontanato dal giudice, che gli ha imposto la misura cautelare del divieto di dimora in quanto continuerebbe a mostrarsi “intemperante” nei confronti della suocera. 

“Credo mi odiasse perché mi preoccupavo per mia figlia, che aspettava un bambino e aveva bisogno dell’aiuto della sua mamma. Fatto sta che quando ho scoperto di avere un tumore, diceva in giro che non era vero niente, che avevo inventato tutto per farmi compatire da mia figlia e che in ospedale non andavano per fare la chemioterapia, ma perché me la facevo col primario”, ha raccontato la donna.

Un giorno il genero le sarebbe piombato in casa su tutte le furie, accusandola di avergli rubato la legna: “È stato soltanto uno dei tanti episodi violenti che mi hanno costretta a lasciare casa e cercarne una in affitto di nascosto, per il timore che se scopriva dove stavo mi venisse a cercare. E infatti è quello che ha fatto, quando è riuscito a farselo dire dal mio ex marito, il quale ovviamente lo sapeva perché i figli piccoli vivono con me. Si è presentato all’uscio e ha cominciato a fare video e scattare fotografie”, ha detto.

Di recente l’avrebbe aggredita mentre si trovava a cena fuori con degli amici e le avrebbe buttato un sacco di spazzatura sulla macchina mentre era a fare una tac ad Acquapendente.

“A fine 2019 ha distrutto l’auto che mi aveva prestato mio fratello, che è stata presa a mazzate sulla carrozzeria e sul lunotto posteriore, col vetro completamente infranto”. Circostanza confermata in aula dal fratello, il quale ha anche spiegato come la sorella fosse talmente spaventata da avere pensato di cambiare proprio paese, prima di nascondersi nella casa in piena campagna dove il genero è riuscito comunque a trovarla.

Sulla vita “social” della presunta vittima ha puntato molto la difesa, contestando la pubblicazione di foto di famiglia felici, in cui suocera e genero sono vicini e partecipano agli stessi eventi come veglioni di capodanno, matrimoni, cresime, battesimi e comunioni. 

La donna, ribattendo, ha ammesso solo la pubblicazione di una foto dove sono insieme da parte sua, quella scattata in occasione della nascita della nipotina. Quindi ha tenuto a dire: “Io ho fatto di tutto per stabilire un rapporto, per il bene che voglio a mia figlia, gli ho trovato anche un lavoro, ci ho parlato tanto per capirlo, ma non c’è stato verso. La verità è che non so perché ce l’abbia così tanto con me”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 maggio, 2024

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