Bolsena – (sil.co.) – Diede del “mafiosetto” all’attuale vicesindaco di Bolsena Andrea Di Sorte, Diego Righini a metà ottobre dovrà comparire davanti al giudice del tribunale di Roma per l’udienza predibattimentale del processo in cui è imputato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. I fatti risalgono a gennaio e maggio 2020, quando si firmava come manager dell’associazione Geotermia zero emissioni o manager della Itw Lkw Geotermia Italia spa.
Per Righini qualche mese fa è scattata imputazione coatta da parte del gip del tribunale di Roma. Che si trattasse di diffamazione aggravata lo aveva già stabilito la procura di Viterbo, che per prima ha indagato in seguito alla querela sporta dal difensore di parte civile Fausto Barili. Ma poi il fascicolo era finito per competenza territoriale a Roma, dove ne era stata chiesta l’archiviazione, contro cui Di Sorte, deciso ad avere giustizia, si è opposto tramite l’avvocato Barili. Ebbene è dello scorso 20 marzo l’ordinanza con cui il gip Flavia Costantini ha disposto l’imputazione coatta per Diego Righini.
Il gip Costantini definisce: “Senza dubbio lesive dell’onore della persona offesa le espressioni utilizzate dal Righini quali: ‘Sindaci mafiosetti del territorio’, ‘gli amministratori fanno intimidazioni mafiose e terrorismo sul territorio’, ‘come agisce la malavita organizzata che chiede il pizzo facendo pressione sulla paura’, chiaramente riferibile anche a Andrea Di Sorte Andrea, ex sindaco di Bolsena”.
Erano alcune delle offese via cavo su una rete privata romana, sui social network e sulla pagina online di un’associazione che si occupava di geotermia a Andrea Di Sorte. L’ipotesi di reato è diffamazione, doppiamente aggravata, perchè a mezzo stampa e perchè contro un “corpo politico”.
“Abbiamo sempre ritenuto che le espressioni utilizzate da Righini avessero un contenuto altamente diffamatorio nei confronti di Andrea Di Sorte, vicesindaco di Bolsena e in quanto tale tenuto a rispondere ai cittadini, contrari alla geotermia – ribadisce l’avvocato Barili – si è trascesi in modo assolutamente inaccettabile. Il mio assistito è naturalmente soddisfatto e soprattutto è pronto a costituirsi parte civile contro l’imputato”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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