Viterbo – (sil.co.) – Accusata di avere minacciato di morte il marito con un coltello e di averlo preso a calci nei testicoli, ex moglie finisce a processo per maltrattamenti in famiglia.
Tre gli episodi di presunta violenza domestica contestati all’imputata, che avrebbe più volte insultato e percosso il compagno, anche davanti al figlioletto della coppia, arrivando una volta a minacciarlo di morte per cacciarlo di casa.
La presunta escalation di violenza sarebbe andata avanti per alcuni mesi, tra novembre 2017 e marzo 2018. La prima volta sarebbe stato il 21 novembre di sette anni fa, quando nel corso di un’accesa discussione con il coniuge, la moglie lo avrebbe malmenato e spintonato davanti al bambino.
Era invece il giorno dell’Immacolata di sette anni fa, l’8 dicembre 2017, quando la donna avrebbe sferrato un coltello da cucina in direzione del marito, urlandogli: “Devi andartene di casa”.
L’episodio più cruento, in seguito al quale il marito ha riportato una prognosi di cinque giorni, risale a tre mesi dopo, il primo marzo 2018. Secondo l’accusa, quel giorno l’uomo sarebbe stato intento ad allacciare la cintura di sicurezza al figlio quando la moglie gli avrebbe sferrato un calcio sui testicoli, costringendolo a ricorrere alle cure dei sanitari.
Difesa dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, l’imputata mercoledì è stata assolta dal giudice Daniela Rispoli del tribunale di Viterbo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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