Viterbo – (sil.co.) – Movida in centro con la macchina della madre, neopatentato si fa fermare dai vigili urbani per guida in stato di ebbrezza.
La donna può consolarsi perché, nonostante il figlio sia stato condannato dal giudice penale, la macchina, proprio perché era la sua, non è stata confiscata.
È successo a un giovane fresco di patente del capoluogo la cui guida ha insospettito una pattuglia della polizia municipale che lo ha intercettato lungo viale Raniero Capocci, il tratto urbano della Cassia, all’altezza di Porta Romana.
“Abbiamo fermato la vettura dentro la porta, facendola accostare in via Garibaldi”, ha spiegato venerdì al giudice Ilaria Inghilleri uno degli agenti della locale intervenuti.
“Il conducente era confuso, aveva problemi di equilibrio, gli sono caduti per terra i documenti e non riusciva a raccoglierli, per cui abbiamo chiesto il supporto della polizia stradale per sottoporlo all’etilometro, che ha dato esito positivo, quindi gli abbiamo ritirato subito la patente”.
L’accusa ha chiesto una condanna a tre mesi di arresto. Il giudice, tenendo conto che l’imputato era pure fresco di patente, lo ha condannato alla più severa pena di otto mesi di arresto, pena sospesa e non menzione, duemila euro di multa e due anni di sospensione della patente.
E meno male che la macchina era della madre, perché se fosse stata intestata a lui, in seguito alla condanna penale sarebbe stata sottoposta a confisca.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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